Responsabilità  del dipendente per fatture false

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 3621 del 9 febbraio 2011 ha stabilito che il dipendente che materialmente ha emesso un documento inesistente puಠrispondere in concorso del reato di emissione di fatture false.

Nel caso in esame, in particolare, la Suprema Corte ha confermato la sentenza emessa dalla Corte d’Appello, che aveva condannato la dipendente di un’azienda che si era occupata di emettere materialmente i documenti falsi utilizzati per una truffa, respingendo al contempo il ricorso presentato dalla dipendente accusata, che lamentava di non essere responsabile in quanto si era limitata ad eseguire gli ordini imposti dal suo datore di lavoro.

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Impossibile svalutare i beni rilevanti per il redditometro

Sul fronte del cosiddetto “redditometro“, ossia la strumento che consente di verificare la congruità  tra reddito dichiarato e spese sostenute dal contribuente, la Corte di Cassazione con la sentenza n.2726 del 4 febbraio 2011 ha stabilito che il giudice una volta determinato il valore presuntivo di un dato bene non ha alcuna possibilità  di svalutarlo, l’unica cosa che puಠfare ètenere in considerazione le giustificazioni presentate dal contribuente.

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Responsabilità  del direttore in caso di infortunio del lavoratore

La Corte di Cassazione con la sentenza n.4106 del 2011 ha affermato che il direttore di stabilimento èresponsabile per l’omissione relativa alla predisposizione di adeguate misure di sicurezza alla luce del fatto che, secondo quanto stabilito dal decreto legislativo 626/94, riveste la qualifica di datore di lavoro.

La Suprema Corte, dunque, nel caso in esame ha respinto la sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello, che aveva attribuito la responsabilità  all’imprenditore alla luce dell’assenza di una delega che trasferisse la responsabilità  al direttore di stabilimento.

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Licenziamento per prevedibilità  malattia durante il periodo di ferie

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 1699 del 25 gennaio 2011 ha stabilito che il lavoratore èlibero di scegliere il luogo in cui recarsi in ferie, tuttavia ènecessario che questa scelta sia compatibile con i principi di correttezza e di buona fede stabiliti dagli articoli 1175 e 1375 del codice civile.

Con questa sentenza, in particolare, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso presentato da un lavoratore licenziato dopo essersi recato per l’ennesima volta in Madagascar ed aver contratto di nuovo alcune malattie endemiche.

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Responsabilità  datore di lavoro per infortunio del lavoratore

La Corte di Cassazione con la sentenza n.1226 del 18 gennaio 2011 ha confermato che in caso di infortunio del lavoratore causato da un macchinario dell’azienda usato nello svolgimento delle sue funzioni, il datore di lavoro èresponsabile anche nel caso in cui il macchinario sia dotato del marchio di conformità  CE, in quanto l’imprenditore èobbligato ad accertarsi che sia in possesso di tutti i requisiti di legge relativi alla sicurezza dei dipendenti.

Oggetto della sentenza èil caso di un lavoratore che si èprocurato la frattura di un dito mentre puliva una macchina monoblocco priva di copertura nell’area di riavvolgimento del filo.

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Evasione fiscale a carico del commercialista

In caso di omessa presentazione della dichiarazione annuale Iva e del relativo versamento, l’imprenditore non risponde di evasione fiscale nel caso in cui il suo commercialista si assume la colpa dell’omissione.

A stabilirlo èstata la Corte di Cassazione con la sentenza n.1806 del 20 gennaio 2011, con la quale ha escluso il ricorso presentato dalla Procura generale verso una sentenza di non luogo a procedersi emessa dal giudice dell’udienza preliminare nei confronti del rappresentate di un’azienda, in quanto il suo commercialista si era assunto tutte le responsabilità  in merito alla mancata presentazione delle dichiarazioni Iva.

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Reato di estorsione in caso di retribuzione inadeguata

Con la sentenza n.1284 del 18 gennaio 2011 la Corte di Cassazione ha stabilito che integra il reato di estorsione il comportamento del datore di lavoro che, con la minaccia del licenziamento, obbliga i suoi dipendenti ad accettare una retribuzione inferiore a quella spettante per le mansioni svolte oppure condizioni di lavoro contrarie alle leggi e ai contratti collettivi, sfruttando la sua posizione favorevole data dalla prevalenza della domanda sull’offerta.

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Esclusa riduzione retribuzione per illecito del lavoratore

Nel caso in cui un lavoratore commetta un illecito arrecando un danno patrimoniale alla società  per cui lavora, questa puಠintraprendere un’azione legale nei suoi confronti finalizzata ad ottenere un risarcimento materiale.

Questa, dunque, èl’unica tutela accordata al datore di lavoro che ha subito un danno di natura patrimoniale per un illecito di un suo dipendente, in quanto non èammessa alcuna riduzione della retribuzione spettante al lavoratore stesso.

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Rifiutarsi di sostituire un collega èillegittimo

Il lavoratore non puಠrifiutarsi di compiere le mansioni normalmente svolte da un suo collega assente, in quanto un simile comportamento viola il cosiddetto obbligo di sostituzione previsto da contratto collettivo. In caso di rifiuto in tal senso, dunque, il datore di lavoro èlegittimato ad infliggere una sanzione disciplinare al lavoratore.

A confermare la legittimità  della sanzione da parte del datore di lavoro èla sentenza della Corte Cassazione n. 548 del 12 gennaio 2011, con la quale èstato respinto il ricorso presentato da un lavoratore che definiva illegittima la sanzione inflitta dal suo datore di lavoro.

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Copia non autorizzata di file aziendali

Nel caso in cui un dipendente faccia una copia di un file di proprietà  dell’azienda su un supporto di tipo informatico non èconfigurabile il reato di furto in quanto l’azienda stessa non èstata privata del possesso del bene.

A stabilirlo èstata la Corte di Cassazione con la sentenza 44840/2010, con la quale èstata esclusa la configurabilità  dell’ipotesi di furto nel caso in esame, ma non anche la sussistenza di altre fattispecie criminose.

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Licenziamento per negligenza e scarso rendimento

Il datore di lavoro èlegittimato a licenziare un proprio dipendente per scarso rendimento qualora sulla base della valutazione complessiva dell’attività  lavorativa svolta dal lavoratore venga provata una violazione della diligente collaborazione dovuta dal dipendente, cosଠcome pure èlegittimo il licenziamento per scarso rendimento nel caso in cui il lavoratore manifesti un atteggiamento negligente protratto nel tempo e non modificato a seguito dei richiami dei suoi superiori.

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Committente responsabile della sicurezza su cantiere edile

La IV Sezione Penale della Corte di Cassazione con la sentenza n. 42465 del 1° dicembre 2010 ha dichiarato che: “Il privato, in qualità  di committente di lavori edili da svolgersi nella sua abitazione, risponde di omicidio colposo qualora l’operaio da lui incaricato, in assenza di qualsiasi cautela relativa alla sicurezza, muoia in occasione del lavoro assunto”.

Questa sentenza èstata pronunciata dopo che un operaio èmorto cadendo da un’impalcatura priva di parapetti all’interno di un’abitazione privata, non indossando le apposite attrezzature antinfortunistiche, quindi in assenza completa di qualsiasi cautela atta ad evitare i rischi di una caduta dall’alto.

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Confisca in caso di detrazione fittizia dell’Iva

La Corte di Cassazione con sentenza n. 42461 del 30 novembre 2010 ha stabilito che i beni dell’imprenditore accusato di reati tributari sono confiscabili nella misura del vantaggio economico ottenuto, per cui le autorità  hanno il potere di confiscare denaro in misura equivalente al credito Iva falsamente dichiarato.

Con la sentenza in esame, in particolare, la Cassazione ha respinto il ricorso presentato da tre vertici aziendali, accusati di aver esposto un falso credito Iva e di averlo poi compensato gradualmente nel corso degli anni successivi.

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Licenziamento per falsa condotta violenta del datore di lavoro

La Corte di Cassazione ha stabilito che èlegittimo il licenziamento di un lavoratore che accusa il datore di lavoro di condotta violenta denunciata come infortunio sul lavoro.

Il riferimento èla sentenza n. 24138 del 29 novembre 2010, con la quale èstata giudicata la vicenda che vede come protagonista una lavoratrice che, dopo essere stata pi๠volte invitata dal suo datore di lavoro a ritornare alla sua postazione, da cui si era allontanata senza autorizzazione, èstata ulteriormente invitata a ritornare al suo posto con una presa per il braccio da parte del datore di lavoro.

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