Sono inevitabili alcune perplessità sul salario minimo in Puglia nel 2026. Quella che doveva essere una vittoria storica per i diritti salariali in Puglia rischia di trasformarsi in un paradosso sociale. La legge regionale sul salario minimo, difesa con orgoglio dal centrosinistra davanti alla Corte Costituzionale contro il ricorso del Governo Meloni, sta mostrando il suo lato oscuro proprio nella fase applicativa: paghe orarie dignitose, ma un drastico taglio del monte ore che riduce gli stipendi mensili a cifre da fame.

Dalla vittoria legale alla “beffa” in busta paga con il salario minimo in Puglia
La vicenda affonda le radici nell’estate del 2023, quando le denunce di alcuni lavoratori addetti al portierato nelle sedi regionali svelarono paghe da 3,60 euro l’ora. Quell’indignazione portò alla legge voluta da Donato Metallo, che imponeva la soglia dei 9 euro minimi per ogni appalto della Regione Puglia. Dopo il via libera della Consulta nel dicembre 2025, leader nazionali come Elly Schlein e Nicola Fratoianni salutarono l’evento come un modello per l’Italia.
Tuttavia, tre mesi dopo, i nuovi bandi di gara sembrano smentire l’entusiasmo. Nel capitolato per i servizi di custodia, a fronte dell’adeguamento ai 9 euro l’ora, si assiste a una riduzione del monte ore complessivo: da 1.738 a 1.152 ore mensili.
Il grido d’allarme dei lavoratori sul salario minimo in Puglia
I lavoratori, guidati da rappresentanti come Marco Porpora, sono sul piede di guerra. Sebbene la “clausola sociale” garantisca il posto di lavoro, la riduzione dell’impegno orario trasforma di fatto i contratti full-time in part-time forzati. Il risultato? Uno stipendio che crolla a circa 700 euro netti, rendendo vana la battaglia per la dignità salariale. Il sospetto dei sindacati è che il taglio dei servizi in alcune sedi (come il Museo Castromediano) nasconda la volontà di creare futuri bacini occupazionali, a scapito di chi è già in servizio.
La frammentazione delle deleghe tra gli assessorati al Personale e alla Cultura rende difficile individuare un unico interlocutore, spingendo le sigle sindacali (Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Usb) a chiedere un intervento urgente. La questione ora approda sulla scrivania del neo governatore Antonio Decaro, chiamato a sbrogliare una matassa politica e tecnica complessa.
L’obiettivo è evitare che il “modello Puglia” diventi il simbolo di un’occasione mancata, dove il diritto a una paga equa viene annullato dalla riduzione del lavoro effettivo. Insomma, ci sono ancora troppi nodi da sciogliere a proposito di un tema delicato come quello del salario minimo in Puglia, alla luce di quanto raccolto fino ad oggi.