I licenziamenti e le dimissioni in Italia nel 2013

di Alba D'Alberto Commenta

licenziamento

Ora che sono passati un paio di anni dall’entrata in vigore dell’ultima grande riforma del lavoro, la famosa legge Fornero del 2012, si cominciano a tracciare i primi bilanci in merito all’andamento dei provvedimenti di quest’ultima, che toccano anche sfere molto delicate come il licenziamento e la rassegna delle dimissioni

I contratti a tempo indeterminato sono sempre più rari in Italia

Gli affiliati dell’Unione Italiana dei Lavoratori – UIL – hanno infatti stilato un report sull’andamento delle chiusure contrattuali avutosi nel corso del 2013, in modo da visualizzare la progressione dei licenziamenti nell’ultimo periodo. Nel corso dell’anno passato le chiusure contrattuali sono state in totale 9,8 milioni e hanno superato di molto le attivazioni, in maniera tale da rendere negativo il saldo complessivo.

Le professioni più colpite dalla crisi economica nel 2014

I licenziamenti, tuttavia, sono stati minori rispetto a quelli registrati nel 2012, in cui si era avuto un 10 per cento in più sul totale dell’anno successivo. Gli effetti della Legge Fornero sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori danno quindi risultati ambivalenti. Ad ogni modo, le chiusure contrattuali sono pur sempre cresciute rispetto al 2009.

Nel corso del biennio 2012 – 2013 sono inoltre venute a calare anche le dimissioni. Il numero di queste ultimi è infatti sceso di 400 mila unità rispetto al passato. Gli esperti del settore ritengono che questo dato sia da attribuire al blocco dei pensionamenti e alla stretta che si è avuta di recente nei confronti delle dimissioni in bianco.

Le cessazioni dei contratti hanno riguardato per lo più la chiusura dei rapporti di lavoro e interessato persone fino a 44 anni residenti in Lazio, Puglia e Lombardia.

 

Rispondi