
I motivi dello scarso appeal degli atenei italiani sono diversi.

I motivi dello scarso appeal degli atenei italiani sono diversi.

Moltissime concessioni sono scadute, e non c’ nuova gara di appalto che non finisca davanti al TAR per ricorsi e controricorsi.

Questo ècertamente vero e ha consentito al nostro Paese di sopportare l’impatto della recessione in misura meno pesante che altrove; èanche vero, perà², che con il passare degli anni il livello dell’indebitamento degli italiani sta via via crescendo.
La legge fiscale stabilisce che chi esporta denaro o valori per pi๠di diecimila euro oltre i confini italiani ètenuto a dichiararlo all’Erario, compilando un apposito quadro all’interno della dichiarazione dei redditi: il quadro RW.

Cinema, televisione e web, infatti, necessitano di una grande quantità di figure tecniche di stampo nuovo, a fronte di un’offerta formativa dei nostri atenei che èancora agli inizi. Non a caso, peraltro, molte aziende del settore si disinteressano completamente del percorso di studi dei candidati e valutano invece direttamente sul campo la loro esperienza e creatività prima di procedere all’assunzione.



Ebbene, si stima che almeno centomila lavoratori, pari a circa il 20%, sia assunto nonostante i suoi requisiti professionali non siano quelli desiderati dal datore di lavoro. Cosà¬, abbiamo laureati in materie scientifiche assunti per gestire il magazzino o farmacisti riconvertiti in infermieri.

L’ultimo Consiglio dei Ministri prima della pausa estiva ha cominciato l’esame di una bozza di decreto legislativo destinato ad apportare alcune novità in materia.


A quanto risulta al catasto, nel 2007 erano 839.168 i fabbricati sottoposti in Italia alla gestione di un amministratore. Sono dunque esclusi sia le case indipendenti che gli edifici pi๠piccoli, come le villette bifamiliari e trifamiliari che non sono obbligate dalla legge a nominare un amministratore.

Come tendenza generale, essi offrono la benzina e gli altri servizi ad un prezzo inferiore rispetto alle grandi marche.

La Kuneva, prima bulgara a sedere fra gli scranni della Commissione (il suo Paese èntrato nella UE solo due anni fa), sembra avere alcune idee chiare su come sviluppare il commercio all’ingrosso e, soprattutto, il commercio al dettaglio fra i vari Paesi europei.