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Impresa Lavoro è un blog dedicato all'approfondimento e consulenza per imprese e lavoratori. Al suo interno troverete notizie importanti per il vostro lavoro e per la vostra impresa. Consulenza fiscale grazie ai nostri esperti.
Collegato Lavoro: la nuova disciplina dei licenziamenti
Le novità forse più importanti e certamente più discusse introdotte dal Collegato Lavoro riguardano una serie di rigidità introdotte a proposito della disciplina dei licenziamenti.
Il lavoratore che intende impugnare il suo licenziamento ritenendolo illegittimo ha ora solo sessanta giorni di tempo per renderlo noto con qualunque mezzo (l’ideale sarebbe una raccomandata A/R al datore di lavoro) e deve depositare il ricorso in tribunale o esperire il tentativo (oggi divenuto facoltativo) di conciliazione entro i successivi centottanta giorni; infine, se la mediazione fallisce, il successivo ricorso in tribunale deve avvenire entro sessanta giorni. Se questi termini non sono rispettati, l’azione diviene improcedibile.
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Collegato Lavoro: conciliazione facoltativa
Dopo un lungo esame parlamentare durato un anno e mezzo, il Senato ha varato in via definitiva il cosiddetto “ Collegato Lavoro”, ossia la legge che porta numerose innovazioni sulla disciplina del lavoro.
La legge è un autentico calderone ricolmo di norme molto eterogenee, che apportano una serie di microinterventi su tante questioni differenti, alcuni dei quali anche di un certo peso. Vediamo, dunque, quali sono i provvedimenti più importanti.
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Scontrini omessi, il dipendente rischia il licenziamento
La Corte di Cassazione ( sentenza n. 26991/2009) ha confermato i verdetti dei tribunali di primo e secondo grado che avevano ritenuto legittimo il licenziamento di una commessa che non batteva gli scontrini.
La storia è semplice: la donna era addetta al bar di un noto casinò, e con una certa frequenza ometteva di certificare i corrispettivi delle consumazioni (senza, peraltro, che vi fossero alla base motivazioni particolari, se non la semplice pigrizia).
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Telecom: crisi, esuberi, scioperi e fusioni
La situazione di Telecom Italia, già in pesante difficoltà da parecchi mesi, si è aggravata ulteriormente negli ultimi tempi, come inevitabile conseguenza della crisi globale.
In precedenza, i vertici della società e i sindacati avevano trovato un faticoso accordo, dopo lunghe trattative, che prevedeva la messa in mobilità di ben cinquemila dipendenti. Ma ora che filtrano i piani della dirigenza di Telecom e del suo amministratore delegato Franco Bernabè, le rappresentanze dei lavoratori ritornano precipitosamente sul sentiero di guerra.
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Trattamento di fine rapporto: seconda parte

L’aliquota di rivalutazione si determina sommando un coefficiente fisso (1,5%) e un coefficiente variabile, pari ai tre quarti dell’indice di inflazione riferito alle famiglie di impiegati e operai, così come determinato dall’ISTAT su base annua. Perciò, se l’indice di inflazione fosse pari al 4%, il coefficiente di rivalutazione risulterebbe complessivamente pari al 4,5%.
Se il TFR fosse soggetto a normale tassazione, il suo ammontare farebbe salire notevolmente i redditi del percettore, e poiché il nostro sistema tributario prevede aliquote progressive per scaglioni, questo comporterebbe come conseguenza un pesante prelievo fiscale. Per agevolare i lavoratori, la legge prevede dunque un complesso sistema di tassazione sostitutiva (che, per semplicità, in questa sede si è preferito omettere), con lo scopo di tassare a parte il TFR con aliquote agevolate ed evitare dunque che esso si sommi agli altri redditi.
Normalmente il trattamento di fine rapporto – come d’altronde dice la parola stessa – si fruisce integralmente al momento della conclusione del rapporto di lavoro; talvolta, tuttavia, è possibile chiedere un anticipo su tale somma.
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