Quando si parla di riorganizzazione aziendale, il licenziamento è più semplice

di GianniPug Commenta

Quando si parla di riorganizzazione aziendale, il licenziamento è più semplice e non c'è sempre il reintegro. Le nuove regole in vigore da gennaio 2015.

Forse molte aziende non aspettavano altro: ovvero la possibilità di effettuare licenziamenti in casi di riorganizzazione aziendale o per motivi di crisi economica. Ecco questa opportunità servita su un piatto d’argento. Vediamo nei dettagli la questione.

In queste settimane si parla moltissimo di articolo 18, di licenziamenti semplificati e di estensione della precarietà nel mondo del lavoro. Senza entrare nel merito delle polemiche, parliamo soltanto dei licenziamenti, molto più semplici che in passato, nei casi riorganizzazione aziendale.

La riforma del lavoro renderà più semplice i licenziamenti quando l’azienda è in una fase di crisi economica. Le nuove regole dovrebbero essere valide a partire dal gennaio 2015, momento in cui nella società tricolore faranno il loro ingresso anche i nuovi contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti. Questi contratti consentono agli imprenditori di licenziare i dipendenti per motivi economici. Alla fine è possibile che per fare questa cosa dovranno soltanto pagare l’indennizzo nel caso in cui il lavoratore impugni la causa.

Per quanto riguarda i licenziamenti economici c’è da dire che si parla di giustificato motivo soggettivo con riferimento alla crisi o più semplicemente alla riorganizzazione aziendale. In questi casi anche l’impugnazione giudiziaria non ci potrà essere la riassunzione del soggetto. Il licenziamento, in ultima istanza, potrebbe arrivare anche per scarso rendimento.

Per quanto riguarda l’indennizzo è stabilito che sia pari a 1,5 mensilità per ogni anno di lavoro del dipendente fino ad un massimo di 36 mensilità. Ci può essere però un accordo tra le parti. Se sussistono gli estremi per la conciliazione, l’indennizzo è pari a 1 mensilità per ogni anno di lavoro fino ad un massimo di 24 mensilità.

Il reintegro è possibile ma soltanto nei casi in cui il licenziamento sia giudicato nullo perché legato ad operazioni di tipo discriminatorio oppure a provvedimenti disciplinare ingiustificati.

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