Cause di annullamento delle dimissioni

Le dimissioni rassegnate dal lavoratore dipendente possono essere annullate con ricorso al giudice in determinati casi espressamente previsti dalla legge.

Figura tra questi il caso delle dimissioni rassegnate da un lavoratore in stato di incapacità  naturale, oppure rese dal lavoratore in stato di incapacità  di intendere e di volere, ai sensi di quanto previsto dall’art. 428 del codice civile.

Convalida dimissioni e risoluzione consensuale da luglio 2012

In virt๠dell’entrata in vigore della riforma del lavoro, a partire dal 18 luglio 2012 le dimissioni volontarie del lavoratore e la risoluzione consensuale del contratto di lavoro devono essere necessariamente convalidate per diventare efficaci.

In altre parole, nei due casi sopra indicati deve essere seguita una procedura analoga a quella che fino a prima dell’entrata in vigore della riforma del lavoro era prevista in caso di dimissioni della lavoratrice in stato di gravidanza o durante il primo anno di vita del bambino.

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo èsempre valido

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo èsempre valido

Sentenza storica della Corte di Cassazione, la numero 11.465 di lunedଠ9 luglio 2012, poichè avrebbe nuovamente ribadito come tutti i licenziamenti, se opportunamente giustificati da un validissimo motivo oggettivo, non possano in alcun modo mai venir invalidati da un giudice poichè quest’ultimo, come spiegato dalla Corte di Cassazione, semplicemente non potrebbe in alcun caso mai schierarsi contro la decisione del datore di lavoro.

Dimissioni per giusta causa per problemi di salute

Dimissioni per giusta causa per problemi di salute

Molti lavoratori, a causa delle pesanti condizioni contrattuali che, volenti o nolenti, si sarebbero trovati costretti ad accettare pur di avere un qualsiasi lavoro, vivrebbero una condizione di disagio, se non addirittura di fortissimo stress, a causa del reale sfruttamento che subirebbero sul luogo di lavoro.