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Servitù prediali: generalità

In latino, il termine “praedium” significa “fondo”, inteso come terreno. Il diritto di servitù prediale, quindi, è una particolare tipologia di diritto reale limitato che il proprietario di un fondo (“dominante”) impone nei confronti del proprietario di un altro fondo (“servente”).

Le servitù possono consistere in un’ampia casistica di situazioni, alcune fissate dalla legge e altre sorte per volontà delle parti interessate (per contratto o testamento) o anche per usucapione.


In tutti i casi, il titolare del fondo servente deve sopportare un certo onere, consistente nell’astenersi da determinati comportamenti oppure nell’accettare determinate azioni compiute dal titolare del fondo dominante.

L’esempio più comune è la servitù di passaggio. Il fondo dominante è circondato da altri terreni e non ha diretto accesso alla strada pubblica: il titolare può quindi chiedere e imporre ad uno o più proprietari dei terreni circostanti (che diverranno così fondi serventi) di potersi spostare avanti e indietro sugli stessi secondo le proprie esigenze, e perfino imporre la costruzione di un viottolo che passi sui fondi serventi per consentirgli il passaggio del trattore o di altri mezzi agricoli.

In tutti i casi, le spese necessarie per esercitare il diritto di servitù ricadono sul titolare del fondo dominante, che può anche essere tenuto a riconoscere un indennizzo al titolare del fondo servente per l’onere gravante su quest’ultimo.


Se però un giorno dovesse essere costruita una pubblica via che arriva al fondo dominante, scomparirebbe il motivo stesso su cui si fonda la servitù di passaggio, che si estinguerebbe.
La servitù di passaggio è la tipologia più importante, ma non l’unica: per esempio, lo Stato ha diritto di far passare cavi elettrici, acquedotti, linee telegrafiche o quant’altro sui terreni privati, che assumono così a tutti gli effetti il ruolo di fondo servente.