Tutela lavoratori decreto occupazione

di Fabrizio Martini Commenta

Dal testo di legge emergono delle novità per quanto riguarda il versamento dei contributi; da adesso in poi infatti il datore di lavoro stesso sarà obbligato a pagare gli stessi contributi e quindi sarà dovere del lavoratore richiedere di venire regolarizzato.

Il decreto occupazione del Governo Letta ha introdotto delle numerose novità per i lavoratori, oltre a creare un sistema di facilitazione e di sburocratizzazione delle regole, che dovrebbero favorire le assunzioni da parte delle imprese già dai prossimi mesi. Le stime parlano infatti di assunzioni previste per 190mila imprese.

Dal testo di legge emergono delle novità per quanto riguarda il versamento dei contributi; da adesso in poi infatti il datore di lavoro stesso sarà obbligato a pagare gli stessi contributi e quindi sarà dovere del lavoratore richiedere di venire regolarizzato. Nel caso in cui il datore di lavoro si rifiuti di regolarizzare il dipendente e la sua posizione, lo stesso responsabile sarà passibile di ingenti sanzioni amministrative e civili.

Tali multe saranno quindi collegate all’evasione dei contributi previdenziali e assistenziali. Il datore di lavoro che risulterà inadempiente nel caso in cui non si regolarizzi con il pagamento delle ritenute entro 3 mesi dalla data della contestazione della violazione rischierò addirittura il carcere per una pena massima di addirittura tre anni.

Ulteriori novità arrivano per la cattiva pratica delle false buste paga. Tale malcostume si è diffuso negli ultimi anni della crisi e anche a seguito della contrazione del credito da parte degli istituti bancari. Infatti i datori di lavoro con la compiacenza dei commercialisti emettono delle false buste paga che sono dei documenti necessari per richiedere alle banche un aumento del credito.

Le nuove norme del decreto occupazione stanno dalla parte del lavoratore anche in questo caso, specialmente nella situazione in cui il dipendente scopre che il datore di lavoro non ha provveduto al versamento dei contributi. In questo caso la legge si occupa di punire sia lo stesso imprenditore, ma anche il commercialista compiacente che favorisce l’evasione fiscale con la redazione di documenti fiscali falsi. Le pene vanno quindi da un anno e mezzo fino ai sei anni di galera.

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