Demansionamento e rinnovo contratti precari

di Fabrizio Martini Commenta

Una serie di norme rivedono tutto il corpo di legge della riforma Fornero e le fanno compiere uno scatto in avanti in tema di tutela dei lavoratori dalla flessibilità del mercato del lavoro.

Il nuovo decreto sul lavoro ha introdotto delle novità a tutela dei lavoratori in caso di demansionamento e per quanto riguarda il tema del rinnovo dei contratti precari. Una serie di norme che rivedono tutto il corpo di legge della riforma Fornero e le fanno compiere uno scatto in avanti in tema di tutela dei lavoratori dalla flessibilità del mercato del lavoro.

Il tema del demansionamento viene già regolato del Codice Civile all’articolo 2013 in cui si prevede che il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito. Tale dipendente può essere anche adibiti a delle mansioni differenti che siano però equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza che si verifichi alcuna diminuzione della retribuzione. E proprio grazie all’accordo sulla produttività fra imprese e sindacati sancito lo scorso novembre il demansionamento non unilaterale dei lavoratori è realtà. Tale modifica serve quindi ad impedire la nota e cattiva pratica attuata dalle aziende stesse che essendo in stato di crisi licenziavano i lavoratori in esubero riassumendoli con qualifiche inferiori.

Inoltre il decreto occupazione cambierà anche diverse regole in merito di contratti precari, proprio grazie ad una serie di norme sancite all’interno del testo di legge numero 76 del 2013. La nuova legge sta facendo un passo indietro rispetto alla riforma Fornero, la numero 92 del 2012, che a suo tempo aveva aumentato le tempistiche degli intervalli tra un contratto a termine e l’altro.

La legge della Fornero prevedeva uno stacco tra contratto e contratto dai 60 e 90 giorni, ma adesso si torna ai 10 giorni nel caso in cui il il contratto precedente aveva durata inferiore ai sei mesi. Se invece il contratto precedente aveva durata superiore ai sei mesi lo stacco arriva fino a 20 giorni. Nel caso in cui non vengano rispettati tali termini, il secondo contratto dovrà essere riconvertito in contratto a tempo indeterminato.

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