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Manovra 2010: la stretta sulle pensioni

riforma pensioni

La manovra economica della primavera 2010 non interviene sui requisiti per ottenere la pensione di anzianità e pensione di vecchiaia; quello che cambia profondamente, invece, è il sistema delle “finestre” di uscita. Da quattro e due che erano previste in precedenza, infatti, si scenderà ad una sola per entrambi i generi di pensione; e sarà una finestra piuttosto penalizzante, visto che corrisponde ad un anno per i dipendenti e ad un anno e mezzo per gli autonomi.


In altre parole, una volta maturati i requisiti per la pensione, occorrerà lavorare ancora per dodici-diciotto mesi prima di lasciare il posto. Si tratta di una finestra “mobile”, cioè personalizzata: per ogni iscritto sarà prevista una data di uscita calcolata sulla sua personale situazione contributiva, e non più dunque finestre trimestrali o semestrali uniche per tutti gli iscritti che maturano i requisiti nello stesso arco temporale.
Saranno, tuttavia, adottate (con un provvedimento successivo) regole diverse e meno severe per gli iscritti con quarant’anni di contributi.

Se il discorso tracciato riguarda le pensioni di tutti, un discorso specifico riguarda invece le donne che lavorano per la Pubblica Amministrazione. Come già concordato a suo tempo con l’Europa, l’età per il pensionamento salirà gradualmente da sessanta a sessantacinque anni; tuttavia, si accelera la tempistica dei “gradini” (cioè, della salita della soglia da sessantuno a sessantadue anni, da sessantadue a sessantatre…): non più ogni ventiquattro mesi bensì ogni diciotto.


Il periodo transitorio, quindi, si concluderà nel 2016 e non più nel 2018 come inizialmente previsto, con un risparmio a regime di circa 2,5 miliardi di euro l’anno.
Prevista, infine, per il prossimo biennio una tassa sulle pensioni dieci volte superiori al minimo: il prelievo sarà pari al 10% sull’eccedenza rispetto a tale decuplo.