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Contenzioso tributario

In sede di apertura dell’anno giudiziario anche per la magistratura tributaria, il Consiglio di Presidenza ha snocciolato alcuni interessanti dati (numerici e non solo) sullo stato dell’arte dei contenziosi fra i contribuenti italiani e le numerose autorità fiscali del nostro Paese.

Va notato come le vittorie dei cittadini tendono a salire: mediamente, il contribuente riesce a far valere le sue ragioni in contenzioso nel 37% dei casi, percentuale in lenta salita negli anni.


Questo fa emergere sia le frequenti e ingiustificate pretese fiscali ai danni dei cittadini, sia il progressivo avvicinarsi verso un sistema di effettiva parità fra ricorrente e convenuto, che a parole esiste da sempre ma che nei fatti non sempre si riconosce.

Scendendo nei dettagli, le agenzie fiscali statali perdono limitatamente (solo nel 24,8% delle volte per l’Agenzia del Territorio), mentre il tasso sale molto di più spostandosi a livello decentrato: i consorzi di bonifica perdono in secondo grado nel 51,4% dei casi, e per i Comuni non va molto meglio.

Le cause di contenzioso pendenti presso le commissioni tributarie, sfortunatamente, tendono a crescere con il tempo (362.817 ricorsi presentati nel 2009), nonostante il legislatore inventi nuovi e fantasiosi strumenti deflattivi, come, da ultimo, l’accertamento con adesione ai processi verbali di constatazione e agli inviti al contraddittorio.


La causa dipende in parte dalla maggiore fiducia del contribuente di far valere le proprie ragioni, ma soprattutto dalla crisi dell’organico della magistratura tributaria: ben 412 unità in meno in soli dodici mesi.
Il Consiglio di Presidenza, tuttavia, non si limita a chiedere massicce nuove assunzioni al legislatore. Con altrettanta forza viene richiesto di apportare altre riforme alle leggi vigenti, per snellire le procedure e, possibilmente, ritoccare al rialzo i modesti compensi oggi riconosciuti ai giudici tributari.