Riforma sulla mediazione civile (seconda parte)

di Giuseppe Aymerich Commenta

Le materie del contendere in cui è inderogabile il ricorso all’organismo di conciliazione sono le seguenti: condominio; locazione; successioni ereditarie..

due soci che si stringono la mano

Le materie del contendere in cui è inderogabile il ricorso all’organismo di conciliazione sono le seguenti: condominio; locazione; successioni ereditarie; diritti reali (usufrutto, servitù, enfiteusi ecc.); comodato; patti di famiglia; affitto di aziende; contratti bancari, finanziari e assicurativi; richieste di risarcimento a seguito di danni in campo medico-sanitario.

In tutti gli altri casi, il ricorso alla mediazione civile è invece una facoltà. Fra gli altri casi, spiccano le cause in materia di lavoro che, fino a ieri, erano invece le uniche in cui il tentativo di conciliazione fosse obbligatorio.


Il fatto è che in quest’ambito il meccanismo conciliativo è risultato davvero deludente: solo due cause su dieci si sono risolte attraverso questa strada, e normalmente in situazioni facili da appianare e in cui spesso era già stato raggiunto un accorso stragiudiziale che il conciliatore si è limitato a ratificare.

Ma anche nelle materie obbligatorie, esiste una causa che rende la mediazione una mera facoltà: è il caso in cui ci sono gli estremi per avviare una class action, che diviene così una soluzione alternativa e parallela alla mediazione civile.


In tutti i casi, obbligatoria o facoltativa che sia, la mediazione può rappresentare solo la prima tappa di giudizio e non l’unica. È infatti sempre possibile rifiutare la proposta di mediazione e accedere al tribunale o al giudice di pace (a seconda delle competenze) per far valere i propri diritti.

Snobbare la proposta del mediatore e andare davanti al giudice, però, può essere molto penalizzante, come vedremo più avanti esaminando i meccanismi della procedura.

In tutti i casi, il tempo passato davanti all’organismo di conciliazione non è rilevante ai fini dei calcoli sulla ragionevole durata dei processi e, dunque, sulle eventuali richieste di danni allo Stato in caso di eccessive lungaggini.

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