La CGIL ricorre alla Commissione Europea contro la Riforma del lavoro

di GianniPug Commenta

Solo da alcuni mesi è stata presentata la nuova Riforma del Lavoro, quella presentata dal Ministro Giuliano Poletti, che va a modificare alcuni punti già discussi all’interno della precedente riforma, voluta dalla Fornero, tutt’ora in vigore sotto molti aspetti. Ma all’interno della legge 78 è stato inserito anche un punto che non ha affatto incontrato l’approvazione delle organizzazioni sindacali e della CGIL in particolare, che ha presentato una denuncia alla Commissione Europea. 

I contratti a tempo indeterminato sono sempre più rari in Italia

Per il sindacato guidato da Susanna Camusso, infatti, la Legge 78 si trova su un aspetto in particolare in contrasto con la disciplina europea sul lavoro. Il nodo della questione consiste nell‘eliminazione dell’obbligo di individuare una causale nei contratti a termine, misura che secondo il sindacato sposta la predilezione dai contratti a tempo indeterminato verso quelli a tempo determinato.

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Questo punto della legge sulla riforma del lavoro non favorisce quella stabilità del mercato dell’occupazione che viene richiesta dall’Europa stessa. Il ricorso della CGIL alla Commissione Europea si basa non solo su fonti normative ma anche su sentenze già emanate dalla Corte di Giustizia Europea, ad esempio nei confronti di alcuni provvedimenti di tipo simile introdotti in Grecia.

La mancanza di causalità nei contratti a termine per il sindacato ne incentiva il loro utilizzo improprio, tende a penalizzare i lavoratori più deboli e i soggetti più a rischio, come gli over 50 e le donne, introduce una assoluta discrezionalità nei licenziamenti e su base statistica non incentiva l’occupazione.

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