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Fisco telematico, l’Italia primeggia

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I primi passi in Italia del Fisco telematico risalgono ad una decina di anni fa, con moltissime cautele. A poco a poco la diffusione dello strumento di Internet, la sempre crescente affidabilità  degli strumenti tecnici e la maggiore confidenza da parte di cittadini e istituzioni hanno consentito di andare oltre il passaggio sperimentale e di sostituire la fase della “facoltatività â€ con quella della “obbligatorietà â€.


Se infatti in origine il contribuente poteva liberamente scegliere se inviare la propria dichiarazione dei redditi per via telematica oppure presentarla in forma cartacea in banca o alle poste, successivamente la seconda soluzione èdivenuta via via pi๠marginale e oggi èconsentita solo in casi del tutto marginali.


Il discorso vale ancora di pi๠per le dichiarazioni IVA, da diversi anni trasmissibili esclusivamente on line, e in gran parte anche per i pagamenti tramite Modelli F24.

La classifica recentemente diffusa dall’OCSE, d’altronde, parla chiaro. Oltre all’Italia, infatti, solo la Danimarca sfiora il 100% delle dichiarazioni trasmesse per via telematica. Nei gradini successivi del podio si incontrano solo Paesi minori come numero di abitanti (come l’Islanda o la Norvegia), mentre gli Stati europei paragonabili al nostro come dimensioni si attestano a livelli molto pi๠ridotti. Basti dire che in Germania le dichiarazioni IVA inviate on line sono solo il 19%, in Francia sono il 14%, nel Regno Unito addirittura un misero 7%.

Un po’ meglio la situazione negli Stati Uniti, comunque largamente al di sotto dei livelli italiani: le dichiarazioni dei redditi inviate dalle persone fisiche via Internet sono circa il 60% e quelle delle società  appena il 13%.
A sovvertire i pronostici, infine, salta all’occhio come ottimi risultati vicini a quelli dell’Italia si registrano in alcune nazioni inaspettate, come l’Estonia, la Turchia, il Cile e la Corea del Sud.