Trattamento di fine rapporto: seconda parte

di Giuseppe Commenta

L’aliquota di rivalutazione si determina sommando un coefficiente fisso (1,5%) e un coefficiente variabile..

lavoro subordinato

L’aliquota di rivalutazione si determina sommando un coefficiente fisso (1,5%) e un coefficiente variabile, pari ai tre quarti dell’indice di inflazione riferito alle famiglie di impiegati e operai, così come determinato dall’ISTAT su base annua. Perciò, se l’indice di inflazione fosse pari al 4%, il coefficiente di rivalutazione risulterebbe complessivamente pari al 4,5%.

Se il TFR fosse soggetto a normale tassazione, il suo ammontare farebbe salire notevolmente i redditi del percettore, e poiché il nostro sistema tributario prevede aliquote progressive per scaglioni, questo comporterebbe come conseguenza un pesante prelievo fiscale. Per agevolare i lavoratori, la legge prevede dunque un complesso sistema di tassazione sostitutiva (che, per semplicità, in questa sede si è preferito omettere), con lo scopo di tassare a parte il TFR con aliquote agevolate ed evitare dunque che esso si sommi agli altri redditi.

Normalmente il trattamento di fine rapporto – come d’altronde dice la parola stessa – si fruisce integralmente al momento della conclusione del rapporto di lavoro; talvolta, tuttavia, è possibile chiedere un anticipo su tale somma.


L’anticipazione può essere richiesta una sola volta e solamente se si presentano contemporaneamente alcune condizioni.

In particolare, l’anticipo non può superare il 70% del TFR maturato al momento della richiesta e può essere domandato esclusivamente da chi ha maturato almeno otto anni di anzianità. L’istanza può essere presentata, inoltre, solo se il lavoratore deve affrontare spese sanitarie oppure deve acquistare la prima casa per sé o un proprio figlio.


L’impresa è tenuta a soddisfare tali istanze di anticipazione dei lavoratori, purché l’ammontare complessivo delle stesse che sono state presentate dai singoli dipendenti nel corso dell’anno non superi alcune soglie quantitative fissate dall’art. 2120 cod. civ.

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