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Pressione fiscale nel 2015 al 43,5%, parola dell’Istat

L’Istat ha spiegato che la pressione fiscale nello scorso anno èstata del 43,5%. Ecco i dati offerti dall’Istituto nazionale di statistica e il commento di Confesercenti. 

Ci si lamenta in continuazione delle tasse e forse anche a ragione visto che, come spiega anche l’Istat, quasi la metà  di quel che si guadagna, nel settore privato, lavorando come dipendenti, finisce nelle casse dell’Erario. E se il lavoratore tassato èautonomo, la pressione fiscale èancora pi๠elevata, considerando che “in autonomia” deve essere versata anche una quota considerevole di in contributi, se non l’intero ammontare della rata dovuta all’INPS.

tasse

A tal proposito fa discutere un comunicato di Confesercenti che riportiamo di seguito:

La pressione fiscale del 2015 si èattestata al 43,5%, in calo di 0,1 punti su base annua ma in rialzo di 0,2 punti sulla stima precedente. Lo rileva l’Istat spiegando che “la correzione èdovuta alle risorse affluite dal sistema bancario italiano al Fondo Nazionale di Risoluzione (2,3miliardi) nell’ambito del Salva-banche, registrate come imposte indirette, mentre i fondi trasferiti dal Fondo stesso per coprire le perdite delle banche commissariate (circa 1,7 miliardi) sono stati contabilizzati all’interno delle uscite in conto capitale”.

“Mentre, fa sapere l’Istat, nel quarto trimestre 2015 l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil (dati grezzi) èstato pari al 2,2%, risultando inferiore di 0,2 punti percentuali rispetto a quello del corrispondente trimestre del 2014, confermando che “complessivamente, nel 2015 il rapporto tra deficit e Pil èstato pari al 2,6%, in diminuzione di 0,4 punti percentuali rispetto a quello del 2014.

Anche se non si ritiene opportuna una tale pressione fiscale, bisogna rassegnarsi e anzi tenere conto del fatto che potrebbe andare molto peggio. Se non altro in questo ultimo periodo il reddito disponibile per i consumatori èlievemente aumentato.