OK all’abolizione degli studi di settore soltanto se le tasse saranno più basse

di Alba D'Alberto Commenta

L’eliminazione degli studi di settore e la sostituzione degli stessi con altri indicatori più raffinati, dovrà essere finalizzata all’abbassamento delle tasse. Lo spiega la CGIA di Mestre commentando le ultime notizie legate al fisco. 

Come spiega FiscoOggi, l’abbandono degli studi di settore consentirà di superare l’ottica “in or out” della congruità e di abbandonare gradualmente il ricorso allo studio di settore come strumento di accertamento presuntivo da parte dell’Agenzia delle Entrate: viene introdotto, infatti, l’“indicatore dicompliance”, un dato sintetico che fornirà, su una scala da uno a dieci, il complessivo grado di “affidabilità” del contribuente. Gli studi di settore e la questione della congruità sono stati per anni la croce dei professionisti che, di fronte ad una riduzione del fatturato, si sentivano accusati di incongruità.

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La CGIA di Mestre, in un recente comunicato, ha salutato con giubilo la novità fiscale definendola una buona notizia. Quella della rottamazione degli studi di settore, dopo 15 anni di applicazione, è una novità alla quale molti passeranno senza rimpianti. Il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, Paolo Zabeo, dichiara:

“Sono decine e decine di migliaia i piccoli imprenditori, gli artigiani e i commercianti che in questi anni con l’attivazione degli studi hanno dovuto chiudere i battenti”.

Tuttavia, dalla CGIA chiedono una grande  attenzione.

“Non vorremmo passare dalla padella alla brace – prosegue Zabeo – e il nuovo indicatore di affidabilità fiscale non comporterà una diminuzione del carico fiscale e una importante semplificazione burocratica nei rapporti tra fisco e contribuente non servirà a nulla. Per questo è importante che in questa fase di costruzione del modellino statistico-econometrico anche le associazioni di categoria dei lavoratori autonomi siano chiamati al tavolo per tarare in maniera più soft possibile questo nuovo strumento fiscale”.

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