Nessun pensionamento per Quota 96, medici e professori universitari

di Alba D'Alberto Commenta

Non ci sarà nessun pensionamento anticipato per una serie di categorie di lavoratori che erano state chiamate in causa dalla nascente Riforma delle Pubblica Amministrazione. Si tratta infatti per lo più di personale del pubblico impiego come insegnati di vecchia data afferenti alla cosiddetta Quota 96, medici e professori universitari, ai quali il governo aveva in precedenza prospettato la possibilità di un ritiro a breve termine. 

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Nel decreto legge sulla Riforma della Pubblica Amministrazione, infatti, che porta la firma del Ministro Marianna Madia, era stato in un primo tempo previsto l’atteso pensionamento per quegli insegnanti storici che appartengono al suddetto gruppo. A questa prima misura erano state poi aggiunte misure che imponevano la fissazione di un tetto a 68 anni per il pensionamento di medici e e professori universitari, che sono soliti restare in servizio per un tempo più lungo.

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Questo disegno di legge avrebbe consentito un certo svecchiamento delle risorse in forza nella Pubblica Amministrazione, soprattutto di quelle del corpo docente, che si trova a lavorare con allievi di due generazioni più giovani a volte.

Ma i recenti rilievi sollevati dal Commissario per la Spending Review, Carlo Cottarelli, hanno portato il governo e il Ministro Madia ad annunciare ben quattro emendamenti soppressivi, volti ad eliminare tali provvedimenti di pensionamento anticipato dal decreto sulla Pubblica Amministrazione.

Tali rilievi facevano leva sul fatto che devolvere risorse ad ulteriori misure sarebbe stato la causa di un aumento della spesa e delle tasse dello stato.

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