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Panama, l’ultimo baluardo dei paradisi fiscali

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L’offensiva scatenata da tutti i Paesi occidentali contro quelli che nel linguaggio comune sono impropriamente chiamati “paradisi fiscali” (in realtà, sono soprattutto paradisi finanziari) ha portato molti di essi a sgretolarsi e molti altri a cercare perlomeno di scendere a patti.

La minaccia concreta di sanzioni e boicottaggi nonché la fuga massiccia e repentina dei capitali accumulati in tanti anni da imprenditori e magnati, infatti, rischiano di fare a brandelli le rispettive economie.


San Marino, la Svizzera, le isole Cayman, le Seychelles, Barbados, Singapore e tanti altri territori hanno dovuto scendere in questi ultimi mesi a più miti consigli.

C’è però almeno uno fra i principali e temibili “paradisi” che sembra lontano dal cedere le armi: è la repubblica panamense, meta privilegiata delle ricchezze di moltissimi ricchi americani ed europei.


Quali sono i vantaggi di investire a Panama? Numerosi punti di forza, garantiti dalle leggi locali a tutela del segreto e dell’anonimato più totali. Innanzitutto, non esiste nessun pubblico registro dei soci di alcuna società costituita sul suo territorio: impossibile, dunque, per giudici e investigatori stranieri scoprire chi partecipa a cosa.
Inoltre, il ricorso ai prestanome è un diritto ampiamente riconosciuto, e chi si serve di faccendieri locali per investire a Panama può essere sicuro che il proprio nominativo non salterà mai fuori.

Ma non basta: i libri contabili e sociali possono essere conservati in qualsiasi parte del mondo, tanto alle autorità locali non interessa eseguire alcun tipo di controllo.
L’unico dato pubblico liberamente disponibile riguarda la pura e semplice esistenza della società: perciò, è sufficiente adottare come ragione sociale un qualunque nome di fantasia per poter riciclare fondi neri di ogni origine senza correre il minimo rischio di finire con le spalle al muro.