by GianniPug Commenta

Solitamente la società in nome collettivo mantiene la stessa compagine sociale per l’intera sua esistenza in vita, e i soci resteranno dunque fino alla fine coloro che l’hanno costituita..

Solitamente la società in nome collettivo mantiene la stessa compagine sociale per l’intera sua esistenza in vita, e i soci resteranno dunque fino alla fine coloro che l’hanno costituita.

Può però avvenire che un terzo intenda divenire socio in un secondo momento, apportando nuovi conferimenti, o che un vecchio socio intenda lasciare e vendere o donare la propria quota ad un terzo.


Questo tema rappresenta una delle più grandi differenze rispetto alle società di capitali: se infatti in una SpA a nessun azionista, in genere, importa molto il nome di chi detiene le altre quote, e acquisti e cessioni di montagne di azioni avvengono quotidianamente nei mercati borsistici, nelle società di persone (e dunque anche nelle Snc) il discorso è radicalmente diverso.

L’intuitus personae, e cioè il legame di fiducia reciproca che lega i soci, comporta infatti regole molto differenti: nessun terzo può divenire socio senza il consenso espresso di tutti i soci già presenti, e quindi nessuno può cedere la propria quota sociale a terzi senza che vi sia tale consenso.


Questo in linea di principio. L’atto costitutivo, tuttavia, può stabilire strade differenti: è possibile infatti fissare la libera circolazione delle quote, oppure imporre che la decisione degli altri soci sia presa a maggioranza e non all’unanimità. Oppure si possono stabilire criteri diversi: per esempio, che i nuovi soci presentino determinati requisiti tecnici, professionali, anagrafici o quant’altro.

Qualora, invece, uno dei soci muoia, gli eredi hanno diritto a che sia loro liquidata la quota del defunto. Non è invece loro consentito subentrare nella società in luogo del defunto, a meno che questo non sia espressamente previsto nell’atto costitutivo oppure vi sia, anche stavolta, il consenso degli altri soci.