Distacchi sindacali – Cosa prevede la riforma della Pubblica Amministrazione

di GianniPug Commenta

I dirigenti e i dipendenti della Pubblica Amministrazione interessati dalla riforma dei distacchi sindacali potranno avvalersi di nuove disposizioni sui trasferimenti, sul trattamento economico e sull'attività svolta.

A partire dal 1 settembre 2014, in attuazione alla Riforma della Pubblica Amministrazione che posta la firma del Ministro Marianna Madia, ai lavoratori del settore pubblico verranno dimezzate al 50 per cento le ore concesse per i permessi e i distacchi sindacali. Vediamo quindi cosa prevede l’applicazione del testo di legge in merito a questa ultima disposizione. 

In merito alla nuova attuazione dei distacchi sindacali, i dirigenti e i dipendenti della Pubblica Amministrazione interessati potranno avvalersi di nuove disposizioni sui trasferimenti. Avranno cioè il diritto di essere trasferiti dietro loro richiesta, in un altra sede della propria amministrazione qualora dimostrino di aver svolto attività sindacale e di aver avuto il domicilio nell’ultimo anno nella sede richiesta oppure in altra amministrazione anche di diverso comparto della stessa sede, con precedenza rispetto agli altri lavoratori.

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I lavoratori che negli anni hanno fruito del distacco sindacale saranno quindi reinseriti all’interno della propria amministrazione secondo quanto previsto dal sistema classificatorio vigente o dalla qualifica dirigenziale di provenienza, conservando le anzianità di servizio maturate e il trattamento economico più favorevole tra quello vigente all’atto del trasferimento o quello previsto dal nuovo ruolo di appartenenza.

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I lavoratori dipendenti e i dirigenti che verranno reinseriti nella loro sede non potranno però svolgere attività che inneschino un conflitto di interesse con quella sindacale precedentemente svolta, fermo restando il loro diritto a non essere discriminati sul posto di lavoro in merito ai compiti svolti in precedenza.

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