Partita IVA nella homepage

di Giuseppe Commenta

Chiunque eserciti un’attività di impresa, arte o professione e utilizzi un sito web per la propria attività, è tenuto a pubblicare il numero..

Di obblighi fiscali ne esistono tanti, questo è risaputo. E chiunque voglia operare nel nostro mercato è per forza di cose tenuto a conoscerne quanti più possibile, per evitare antipatiche sorprese da parte delle Agenzie fiscali. Esiste, tuttavia, un obbligo generalizzato introdotto già nel 2001 e di cui ancora oggi pochi sembrano essere consci.

Chiunque eserciti un’attività di impresa, arte o professione e utilizzi un sito web per la propria attività, è tenuto a pubblicare il numero di partita IVA nella homepage del sito.



Non ha alcuna importanza il fatto che si eserciti o meno un’attività di commercio elettronico o che il sito abbia finalità puramente pubblicitarie: se in qualche modo esso è inerente alla propria attività, la homepage deve inderogabilmente indicare il prezioso numeretto a undici cifre.
Inutile chiedersi a cosa serva tutto questo: come spesso capita, il legislatore impone delle norme la cui utilità sfugge alle capacità intuitive dei comuni mortali.

L’obbligo (imposto dall’art. 35 DPR 633/1972) è in realtà molto facile da soddisfare: dovrebbero bastare un paio di minuti per mettersi in regola con la legge.
Ma l’esigenza di adempiere è divenuta pressante. Se per diversi anni l’orientamento dell’Amministrazione Finanziaria è stato quello di “lasciar correre”, da qualche tempo si registra un cambiamento di rotta notevole: poiché non esiste probabilmente nessuna violazione più facile da constatare di questa, i funzionari dell’Agenzia delle Entrate si sono ormai messi alla caccia dei siti Internet privi di quest’indicazione.

Le statistiche, in particolare, segnalano la Liguria come la terra in cui questa caccia è più serrata; ma anche le altre Regioni si stanno ormai mettendo al passo.
Urgente quindi per i contribuenti il mettersi in regola. Sarà inutile quanto si vuole, ma non rispettare quest’adempimento comporta una sanzione spaventosa: dai 258 ai 2.065 euro.

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Giuseppe

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