Quando l’industria del calcio italiano valeva ben 3,7 miliardi di euro

di Daniele Pace Commenta

Il pallone è cambiato, anche quello del Belpaese

Ormai lo sappiamo: il calcio sta vivendo tempi bui per forze di causa maggiore. Da circa 2 anni i tifosi di quasi tutte le più prestigiose squadre di club hanno visto il loro sport preferito soffrire perché mancano i soldi per far quadrare il bilancio, e dunque per acquistare giocatori importanti.

Industria del calcio
Industria del calcio

Escludiamo da questa (triste) lista il PSG, che spende tantissimo nonostante il fair play finanziario, ma anche il City, che non ha problemi di soldi. Con il marketing ridotto all’osso – il business delle magliette ha perso d’appeal – e con i pochissimi tifosi che possono permettersi di andare allo stadio, oggi è dura “campare” per formazioni italiane come Inter e Milan ma anche per le spagnole Real Madrid e Barcellona. Emblematico il caso dei blaugrana, fino a poco tempo fa una potenza economica, che non hanno avuto la forza (economica) per trattenere Messi. Capite anche voi che il mondo del calcio è quantomeno sottosopra. Stando così le cose, le società di calcio d’ora in avanti saranno obbligate a trovare nuove modalità attraverso le quali cercare di realizzare quei profitti indispensabili per poter competere e cercare di essere protagoniste non solo a livello nazionale ma anche internazionale.

Addio ai bei tempi

Indubbiamente ciò che è accaduto in questi ultimi due anni ha toccato anche l’industria del calcio italiano, che fino a qualche anno fa fatturava circa 3,7 miliardi di euro. Sostanzialmente era un importante volano per l’economia del Belpaese, che si reggeva con forza anche sul pallone. Calcolando che il calcio italiano da solo nel 2019 contribuiva al 12% del PIL relativo al calcio mondiale, non stiamo parlando certo di bruscolini. Poi le cose come sappiamo sono cambiate, e questo settore oggi sta soffrendo una crisi se non profondissima almeno profonda, nonostante alcuni timidi tentativi per provare a invertire la rotta. Arrivati a questo punto ci chiediamo:” Come potrà riparte l’industria del pallone italiano?”. Potrà ripartire se i club faranno più attenzione ai bilanci societari, evitando di coprire di milioni di euro campionissimi alla Lionel Messi, e se si impegneranno a calmierare l’elevato costo dei biglietti, così da incentivare i tifosi a tornare allo stadio. Senza offesa ma un biglietto è arrivato nel tempo a costare cifre folli, perché questa è stata la politica di tutti i club. Per provare a tornare alla normalità di sicuro c’è bisogno di prezzi normali ma anche di un po’ di innovazione. Sì perché l’innovazione permette oggi alle società di interagire con i propri tifosi in maniera nuova e profittevole. Un esempio su tutti: i fan token. Grazie a queste monete virtuali ogni tifoso potrà supportare la squadra del cuore decidendo ad esempio quale inno dovrebbe essere suonato in campo prima di ogni partita. Non solo, potrà anche partecipare a sondaggi, a eventi esclusivi e infine usufruire di sconti sugli abbonamenti stagionali. Questi “Bitcoin dei tifosi” – definizione impropria ma utile a farvi capire meglio cosa siano i fan token – sono ormai il presente del calcio. La Juventus ha già emesso la propria valuta, e anche l’Inter ha percorso questa strada. Per tornare a respirare i club al giorno d’oggi non possono altro che fare di necessità virtù.

Occhio alle commissioni dei procuratori!

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Non meno importante per una squadra che vuole far quadrare i conti è stare molto attenta alle commissioni che si intascano i procuratori dei calciatori più forti. Ogni riferimento al Milan, che ha deciso di non rinnovare il contratto a Donnarumma anche per non arricchire il potentissimo Raiola, non è puramente casuale. Il fenomeno per cui un procuratore prende quasi più del proprio assistito non fa bene al calcio, soprattutto al calcio malato di cui vi stiamo parlando. Per tornare a vedere la luce, oltre a non strapagare più i futuri Messi, le formazioni più prestigiose devono evitare di coprire d’oro i futuri Raiola, a meno che non tu non sia il PSG, e in quel caso vale tutto, anche sforare il bilancio attraverso spese folli.

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