Crescita debole anche nel prossimo biennio

di GianniPug Commenta

Le previsioni Cer-Confesercenti parlano di una ripresa debole anche nei prossimi anni. Quale sarà la chiave per uscire da questo periodo di crisi?In una lunga analisi sono stati illustrati punti di forza e punti di debolezza dell’economia italiana. Riportiamo uno stralcio dell’analisi, funzionale ad interpretare il futuro prossimo del Belpaese.

All’interno del quadro generale di debole ripresa, i risultati del primo semestre 2016 presentano luci e ombre.  Positivo è il fatto che, nel confronto con lo stesso periodo del 2015, il Pil e la domanda interna abbiano segnato una accelerazione, con aumenti dello 0.9 per cento del prodotto, dell’1.3  per cento dei consumi finali interni e del 2.2 per cento degli investimenti fissi lordi ( a fronte di variazioni rispettive dello 0.3, 0.2 e -0.4 per cento del 2015, grafico 5).  Di contro, si è approfondito il contributo negativo fornito alla crescita dalle esportazioni nette, passato nel periodo da -0.2 a –0.5 per cento.

Le ombre divengono prevalenti quando dal quadro di consuntivo del primo semestre si passa ad analizzare gli andamenti congiunturali più recenti, caratterizzati da un generalizzato ripiegamento degli indicatori. La stessa dinamica dei contri trimestrali evidenzia, inoltre, come nel periodo aprile- giungo non vi sia stata alcuna crescita in termini congiunturali, ossia come i livelli di attività siano rimasti, in aggregato, fermi rispetto invernali. Consistente è la flessione in corso negli indicatori di fiducia delle famiglie e delle imprese. (grafico 6). Andamenti che potrebbero determinare una temporanea flessione del Pil nel terzo trimestre.

Nell’indebolimento del quadro congiunturale un ruolo di primo piano è svolto dal permanere di un clima di diffusa incertezza. Alimentata in primo luogo dagli eventi europei. L’esito del referendum britannico rappresenta il più grande colpo mai inferto al processo di integrazione e rischia di fare presa su un elettorato che mai come oggi mostra, in quasi tutti i paesi, sfiducia nella costruzione europea. Anche perché, occorre dirlo, l’Europa continua ad avvitarsi in politiche che non sembrano andare nella giusta direzione. L’esempio più recente è rappresentato dalle nuove regole per la risoluzione delle crisi bancarie, adottate a inizio d’anno per rafforzare la stabilità del settore e che hanno prodotto un risultato opposto, innescando una volatilità a dir poco accentuata dei listini bancari.

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