Imu non abolita per tutti

di Fabrizio Martini Commenta

La nuova imposta infatti sarà una sorta di accorpamento delle precedenti imposte Imu e Tares, ma pare che sarà più leggera e maggiormente progressiva, ossia graverà maggiormente sulle famiglie benestanti e avrà una minore imposizione sulla fasce di reddito più basse.

La novità della settimana è stata senz’altro la seduta del Consiglio dei Ministri con la quale si è trovato l’accordo per cancellare l’Imu sulla prima casa. Tra le pieghe del decreto però si possono trovare varie specifiche, ad esempio è bene ricordare che rimane comunque l’obbligo per immobili di pregio  e capannoni industriali.

Infatti il decreto legge di questa settimana si è occupato di cancellare l’Imu prima casa dal 2013, ma la novità è stata l’introduzione di una nuova imposta. Una sorta di rimodulazione dell’Imu, che viene chiamato con un nome diverso, nello specifico service tax, che avrà effetto dal prossimo anno fiscale 2014.

La nuova imposta infatti sarà una sorta di accorpamento delle precedenti imposte Imu e Tares, ma pare che sarà più leggera e maggiormente progressiva, ossia graverà maggiormente sulle famiglie benestanti e avrà una minore imposizione sulla fasce di reddito più basse. E’ comunque pacifico che  ci saranno ancora dei contribuenti soggetti al pagamento Imu, la tassa sulla casa introdotta dalla manovra salva Italia.

In pratica saranno esentati dal pagare l’Imu prima casa, che era stata precedentemente rinviata al 16 settembre 2013 dal decreto del Governo Letta, sono circa 19,7 milioni di prime case.

L’Imu dovrà quindi essere pagato esclusivamente da una serie di prime case, ovvero quelle iscritte in catasto nelle categorie di pregio che sono rappresentate dalle classi A/1, A/8 e A/9.

Tali categorie hanno infatti già versato l’acconto di giugno 2013. Secondo quanto stabilito dalla legge, l’aliquota Imu di base è 0,4%, ma i Comuni hanno la facoltà di modularla a seconda delle esigenze. La legge infatti consente loro di aumentare o diminuire tale aliquota dello 0,2 per cento.

Per quanto riguarda il fronte delle imprese, il Governo ha provveduto a cancellare una parte dell’Imu sui terreni e fabbricati rurali, però rimane ancora una quota Imu che le imprese dovranno necessariamente pagare, ovvero quella inerente i capannoni e  i laboratori di aziende. Sono state molto critiche le dichiarazioni delle associazioni degli imprenditori come Rete imprese Italia e Confimi, ossia la Confederazione dell’industria manifatturiera italiana e dell’impresa privata, a causa del mancato provvedimento del Governo a loro favore.

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