Vendite in rallentamento dopo la ripresina

di GianniPug Commenta

Ci sono tanti fattori che influiscono negativamente sulla ripresa economica, tanto che si parla di rallentamento delle vendite dopo una piccola e lenta ripresa economica legata al settore del commercio. 

La chiamavano ripresina e adesso di prende atto della sua immaturità, dell’incapacità di fornire una prospettiva di lungo periodo ai commercianti. Come spiega Confesercenti elaborando i dati del suo centro studi:

le vendite al dettaglio, a maggio 2016, aumentano di un pelo (+0,3%) sul mese precedente, ma diminuiscono di un ben più corposo 1,3% nel confronto dello scorso anno, coinvolgendo nel crollo sia le grandi superfici che i piccoli negozi. A livello di prodotti, il calo maggiore colpisce in particolare il comparto alimentare, che segna un arretramento vicino ai 2 punti percentuali.  Ad essere in contrazione, però, sono le vendite di praticamente tutti i prodotti, tranne quelli farmaceutici (+2%) e gioielli ed orologi (+0,2%). Le flessioni più marcate riguardano calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-3,2%) e giochi, sport e campeggio.

La leggera ripresa dei consumi iniziata lo scorso anno non è ancora riuscita a stabilizzarsi e ad essere significativa, anzi i segnali positivi sembrano essere stati azzerati dall’incertezza economica e finanziaria del Belpaese, caratterizzata da vendite altalenanti che mostrano, comunque, una tendenza ad un progressivo rallentamento. Secondo Confesercenti è possibile individuare anche una causa della situazione di stallo:

A pesare è, in primo luogo, il deterioramento delle aspettative e del clima di fiducia, dovuto ad una percezione di rallentamento della nostra economia e alle tensioni internazionali. Tanto che la frenata delle vendite registrata rispetto allo scorso anno colpisce ogni forma distributiva – grandi e piccole superfici – e quasi tutti i prodotti, con l’eccezione di gioielli e prodotti da farmacia. Significativa, in particolare, la dinamica asfittica delle vendite di prodotti alimentari. Anche in questo caso, infatti, la ripartenza dei delle vendite, soprattutto per i piccoli esercizi, è in decisa frenata. La flessione  riflette certamente il cambiamento di abitudini degli italiani, che negli ultimi anni si sono mostrati più ‘salutisti’ e attenti agli sprechi; ma è innegabilmente connessa anche alle difficoltà generali di sistema che attraversa il Paese, oltre alle incertezze del mercato, e per questo è ancora più preoccupante: tra il 2011 ed il 2015, la spesa delle famiglie in alimentari è passata da oltre 141 miliardi a circa 132, con un calo record di 9 miliardi in quattro anni.

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