Federconsumatori accusa: le vendite sono ferme

di GianniPug Commenta

Ma questa fantomatica ripresa dell’economia nazionale quando arriva? Fino ad ora abbiamo sentito annunci e proclami ma le vendite restano inchiodate al palo. In modo un po’ polemico ma documentato alla perfezione, sembra questo il discorso di Federconsumatori. 

L’associazione in questione, partendo dai dati dell’Istat, traccia un orizzonte non proprio idilliaco per la nostra economia. Il comunicato di Federconsumatori di seguito.

consumi

Dopo la batosta sul crollo del fatturato dell’industria registrato ieri dall’Istat oggi arriva un altro dato negativo: le vendita a marzo segnano un calo del -0,6%. Nel trimestre le vendite sono ferme. Segnali che devono zittire una volta per tutte chi ancora parla di ripresa.

“La fuoriuscita del nostro sistema economico dalla crisi è ancora lunga e incerta. Un percorso fatto di molti ostacoli e difficoltà.” – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef.

Il primo, enorme, ostacolo è rappresentato proprio dalla convinzione di molti che la ripresa avviata sia ormai un dato di fatto, certo e innegabile. Un assunto del tutto fuori luogo, dannoso per il Paese e per i cittadini. Bisogna essere consapevoli di quanto ancora ci sia da fare per rimettere in moto il sistema economico. Se pensiamo alla contrazione dei consumi avvenuta in questi anni (10,7% dal 20112 al 2014, con una diminuzione complessiva della spesa delle famiglie di circa 78 miliardi di Euro) ed all’andamento ancora altalenante dell’occupazione (che segna livelli estremamente preoccupanti specialmente per quanto riguarda il versante giovanile), appare evidente come la crisi della domanda interna sia determinante per l’evoluzione dell’economia. Rilanciare l’occupazione e redistribuire i redditi sono le operazioni fondamentali da cui ripartire per creare nuovo sviluppo e rimettersi in cammino verso una vera ripresa. È indispensabile, in tal senso, che in assenza di investimenti privati sia il Governo ad impegnarsi in prima persona per l’avvio di investimenti per lo sviluppo e la crescita, anche ricorrendo alla vendita del 10% delle riserve auree.

Solo attraverso un Piano Straordinario per il Lavoro – basato su investimenti per lo sviluppo tecnologico e la ricerca, per la realizzazione di opere di messa in sicurezza di scuole e ospedali e di modernizzazione di infrastrutture, reti e trasporti, nonché per lo sviluppo e la valorizzazione dell’offerta turistica nel nostro Paese – sarà possibile creare i presupposti per una vera svolta della nostra economia.

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