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La crescita parte dal turismo culturale

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Sono molti i report e le analisi che invitano l’Italia a puntare sul turismo per uscire dalla crisi economica. La congiuntura dell’economia sta mettendo a dura prova lo stato italiano, uno dei pi๠ricchi al mondo per il patrimonio artistico e culturale. Ci sono carenze nelle infrastrutture, nei servizi e nei mezzi di trasporto e questo porta città  come Madrid o Berlino ad avere pi๠visitatori della millenaria Roma. Proprio per questo sarebbe sufficiente investire sul patrimonio storico-artistico per rilanciare la crescita, proprio come dimostrano molti numeri ed analisi. Le uniche opportunità  di lavoro per l’estate 2013 provengono infatti dall’indotto portato dal turismo.

Infatti in Italia il settore del turismo genera un indotto pari a 136 miliardi l’anno, che corrisponde quindi ad una percentuale dell’ 8,6% del PIL nazionale annuo. La stima cresce fino a 161,2 miliardi, che corrisponde quindi al 10,3% del prodotto interno lordo se si considera il settore allargato del turismo.

E’ quindi chiaro che il mondo dell’impresa e del lavoro deve cominciare a pensare all’ottica di fornire maggiore supporto al settore del turismo, che dati alla mano rappresenta la maggiore industria nazionale. Il turismo occupa infatti un numero ingente di lavoratori, pari a 2,2 milioni persone e dopo la crisi di aziende come Fiat, vale pi๠dell’auto, della moda e dell’arredamento messi insieme.

Inoltre come èben noto in economia, il turismo presenta un corposo surplus finanziario con l’estero: nei primi due mesi del 2013, secondo i dati diramati dalla Banca d’Italia, si èregistrato un saldo positivo di ben 554 milioni. Il dato èaddirittura in crescita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno nonostante il grave periodo di crisi che sta colpendo l’Italia intera.

Secondo un recente rapporto elaborato dal Ministero per i Beni e le Attività  Culturali, intitolato 2012 Minicifre della cultura i privati non sono parecchio stimolati ad investire nel settore turistico. Questo èun problema che dovrebbe essere rimosso attraverso delle politiche e delle facilitazioni burocratiche. Nel 2011 infatti i privati hanno erogato soli 28,6 milioni per la cultura, cioè3,5 volte in meno di quanto raccolto dal Metropolitan Museum di New York, che ha messo insieme l’ingente cifra di 130 milioni di dollari grazie ai suoi 140 mila sostenitori privati.

Ci sono delle ragioni per cui tutto questo non avviene, infatti due sono i motivi che inducono i privati a non investire sulla preservazione Made in Italy:

  • il primo motivo èovviamente il regime fiscale italiano che al contempo non fornisce una gamma di incentivi;
  • altro motivo èla mancanza di credibilità  che èstrettamente collegata al concetto di trasparenza, sia da parte delle istituzioni, sia da parte degli enti preposti alla gestione del nostro patrimonio artistico

I privati infatti hanno cominciato a considerare male il concetto di donazione, che in molti dei casi assomiglia a quello di versamento a fondo perduto e sono sempre meno stimolati dal contribuire.