Fallimento e stato d’insolvenza

di Giuseppe Aymerich Commenta

Al contrario degli altri requisiti, lo stato di insolvenza non è descritto nel dettaglio dal legislatore. Data l’estrema varietà..

Al contrario degli altri requisiti, lo stato di insolvenza non è descritto nel dettaglio dal legislatore. Data l’estrema varietà dei casi della vita, infatti, si lascia che sia il giudice a valutare concretamente, sulla base degli elementi effettivi, quando intervenga l’insolvenza.

Essa, in linea di massima, può essere descritta come la situazione in cui sia dimostrato che l’imprenditore nel medio-lungo periodo non sarà in grado di ottemperare alle sue obbligazioni, sempre che non lo sia già oggi.


L’insolvenza non va confusa con il semplice inadempimento, che è un evento molto più circoscritto. Può avvenire che l’impresa non paghi una certa rata del mutuo per difficoltà momentanee che magari risolverà qualche settimana dopo, oppure che non paghi un certo fornitore perché contesta la legittimità del credito della controparte: tutto questo non comporta insolvenza.


Viceversa, un imprenditore che adempie regolarmente alle sue obbligazioni può versare ugualmente in stato d’insolvenza: può capitare, ad esempio, che egli stia svendendo i suoi beni pur di pagare le passività, o che magari contragga nuovi debiti pur di saldare i vecchi. In tutti i casi, egli sta compromettendo irreversibilmente il suo equilibrio finanziario, con inevitabili conseguenze che presto o tardi si produrranno.

Per valutare lo stato d’insolvenza, inoltre, il giudice può basarsi su numerosissimi eventi che possono esserne indice. Per esempio, il suicidio o tentato suicidio dell’imprenditore; la sua irreperibilità; il suo chiudere inspiegabilmente la sede dell’attività; il suo nascondere o distruggere i libri contabili; il suo intestare tutti i suoi beni alla moglie o ad un amico compiacente; la pluralità di procedure esecutive individuali avviate dai creditori ai suoi danni.

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