Cessione del quinto un’alternativa al prestito classico

di Daniele Pace Commenta

Può succedere a tutti di aver la necessità di liquidità sul proprio conto corrente. Una spesa improvvisa, l’auto per il figlio maggiorenne o una figlia che si sposa. Ma anche un viaggio improvvisato. Magari proprio quello che si desiderava da una vita. Possono essere tante le motivazioni che spingono una persona ad aver la necessità di più denaro. Magari temporaneamente.

Normalmente, in queste circostanze ci si spinge a richiedere un prestito presso la propria banca, o verso una società finanziaria. Un prestito al consumo, come sono definiti oggi.

cessione del quinto

Esiste anche un’alternativa: si chiama cessione del quinto ed è dedicata ai lavoratori dipendenti (sia pubblici che privati), ma anche ai pensionati. Su cosa sia più conveniente tra una cessione del quinto o un prestito, cercheremo di chiarirlo in questo articolo.

Come scritto più sopra la cessione del quinto è uno strumento di credito dedicato ai lavoratori dipendenti pubblici, statali e privati oltre che ai pensionati.

Il nome definisce chiaramente in cosa consiste. La rata da pagare per la restituzione del prestito equivarrà ad 1/5 (cioè al 20%) dello stipendio mensile netto o, nel caso di pensionati, della pensione mensile netta. Tramite il calcolo cessione del quinto, è possibile sapere meglio quale sia il totale finanziabile.

Questo significa che la rata non supererà mai tale soglia, fungendo il posto di lavoro (o la pensione) da garanzia per la banca o la società finanziaria che avrà erogato il prestito.

L’apertura del finanziamento e la sua erogazione sono, oggi, operazioni molto semplici che possono essere effettuate comodamente in agenzia, portando con sé tutta quanta la documentazione che attesti lo stato lavorativo effettivo e l’identità della persona. Contestualmente all’apertura del finanziamento saranno aperte anche due assicurazioni per i lavoratori dipendenti o una per i pensionati.

Per i lavoratori dipendenti, infatti, è prevista un’assicurazione che protegga la banca o la finanziaria dalla perdita del posto di lavoro da parte di chi ha richiesto il finanziamento. Una seconda assicurazione, poi, assicura il credito in caso di morte del debitore.

Nel primo caso l’assicurazione si rivarrà sullo stesso dipendente, riservandosi il diritto su tutto quanto il dipendente ha in “deposito” presso il datore di lavoro (ferie, permessi, TFR). Nel secondo caso, invece, l’assicurazione proteggerà l’istituto che avrà emesso il finanziamento, ma al tempo stesso non pretenderà nulla dagli eredi del defunto. Nel caso dei pensionati, la sola assicurazione che sarò stipulata sarà quella relativa alla morte del debitore. Anche in questo caso l’assicurazione non si rivarrà sugli eredi.

Un aspetto importante da sottolineare circa la cessione del quinto dello stipendio o della pensione, è quella relativa al fatto che la rata non sarà pagata direttamente dal debitore. Sarà il datore di lavoro (o l’INPS nel caso di pensionati) a versare ogni mese la quota relativa alla rata del prestito.

 

Nonostante questo il datore di lavoro o l’INPS si fanno solo da intermediari per il pagamento della rata. La responsabilità, infatti, resta sempre e comunque del dipendente che ha acceso il finanziamento contro la cessione del quinto.

Una volta appurati questi aspetti, non si tratterà che di andare all’agenzia bancaria di fiducia o presso una società finanziaria, per fornire la documentazione del caso e intraprendere, così, il percorso di finanziamento. Un finanziamento che potrà andare da 24 a 120 rate, per un totale complessivo di 75.000 di euro massimi.

Uno strumento sicuramente di estremo interesse nel mercato sempre più saturo di offerte, ma sempre meno attrattivo, dei prestiti personali.

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