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Ecco le domande pi๠difficili in un colloquio di lavoro (e come affrontarle)

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E’ il momento pi๠temuto da un candidato. Il CV èstato mandato all’azienda, la quale lo ha analizzato, lo ha accolto con benevolenza e ha risposto positivamente alla candidatura. Lo step successivo ovviamente èil colloquio presso la sede dell’azienda.

Il colloquio rappresenta proprio il momento “clou” della candidatura, in quanto con tutta probabilità  èl’ultimo step prima dell’assunzione (o del respingimento definitivo, se dovesse andar male). Normalmente il colloquio si svolge attraverso una serie di domande poste dai recruiter, i quali indagano ulteriormente sulla persona e sulle sue esperienze pregresse.

In questo articolo sono presenti alcune tra le domande pi๠difficoltose cui si potrebbe andare incontro in un colloquio, e le relative risposte per cercare di superare il colloquio al meglio.

curriculum

“Qual èla tua pi๠grande debolezza?”

La prima di una lunga lista di domande trabocchetto. Solitamente questa domanda èposta per trovare una “giustificazione” al respingimento del candidato, o pi๠di frequente per giudicare l’autovalutazione del candidato e la sua capacità  di auto-analisi.

I recruiter pi๠esperti consigliano di rispondere con determinazione, ammettendo per esempio di “aver tendenza a rispondere di sà¬â€, portando esempi di come si sta lavorando alle proprie priorità  e limiti personali. In questo modo si darà  l’immagine di una persona convinta di sè stessa, ma al contempo conscia dei propri limiti e responsabile per il proprio futuro.

”Quale stipendio pensi sia adeguato a te?”

Altra domanda trabocchetto, molto frequente. Lo scopo èquello di valutare ovviamente l’ambizione di una persona, ma anche il suo desiderio di crescita nel tempo: un candidato che indica un salario alto già  da subito, potrebbe dare un’impressione a dir poco negativa.

Skip Freeman, autore del libro Headhunter ”Hiring Secrets” ha una proposta per poter rispondere in maniera consona a questo tipo di domanda che sostanzialmente equivale a:

“Se io sono il candidato che hai scelto in base ai tuoi criteri e questo èil posto di lavoro giusto per me, allora credo che tu (recruiter/azienda) possa offrirmi delle condizioni di lavoro favorevoli”.

Dicendo,“se io sono il candidato che hai scelto”, presupporrai che c’èancora un numero di candidati in concorrenza con te e che dovrai dimostrare di essere il miglior candidato per la posizione vacante disponibile.

Affermando, “e questo èil lavoro giusto per me”, implicitamente fai sapere al datore di lavoro che hai anche altre opportunità  lavorative in ballo e che sarà  lui a doverti conquistare.

Con, “allora credo che tu possa offrirmi delle condizioni di lavoro favorevoli”, metti in chiaro che ti aspetti una remunerazione ragionevole, commensurata al tuo valore, a ciಠche dimostrerai; condizioni che ti consentano di lavorare e performare nel migliore dei modi.

”Perchè dovrei assumerti?”

In questo caso, l’obiettivo èquello di dimostrare le proprie qualità . Ciಠche interessa al recruiter èvedere se il candidato èconsapevole dei propri mezzi, e dei propri trascorsi esperienziali e lavorativi.

Meglio rispondere accennando ai propri tratti forti nel CV: “sono un lavoratore molto costante”, “ho assimilato al 100% queste nozioni nella precedente esperienza” e cosଠvia.

Attenzione anche al CV: dedicarvi molto tempo aiuta

Per arrivare preparati al meglio e affrontare con grande tenacia questa risposte, un consiglio proveniente da esperti riguarda proprio il CV: dedicarvi molto tempo infatti aiuterà  il candidato a prepararsi a queste risposte.

Per questo motivo, in fase di scrittura del curriculum èbene studiare ogni singola parte prima di scriverla: in questo modo il candidato avrà  una conoscenza a 360 gradi della propria carriera lavorativa/di studio, e avrà  la risposta pronta in fase di colloquio, senza mai concedere esitazioni e quindi possibili opinioni negative da parte dei datori di lavoro.