Buone notizie per quanto riguarda la disoccupazione giovanile

di Alba D'Alberto Commenta

La disoccupazione giovanile ha dato segni di miglioramento ma questo non vuol dire che il Jobs Act funzioni. Eppure il premier è convinto che l’Istat abbia confermato la sua sensazione rispetto alla riforma del lavoro. Partiamo dal tweet di Renzi per entrare nel merito dei dati dell’istituto di statistica. 

“Dati ufficiali Istat di oggi. Nel II trimestre 2016 più 189mila posti di lavoro. Da inizio nostro governo: più 585 mila. Il #JobsAct funziona”.

Questo è quello che ha scritto Renzi, enfatizzando quei pochi elementi positivi che arrivano dalle statistiche ufficiali. In particolare si è visto come il tasso di disoccupazione, dopo la stabilità dei due trimestri precedenti, sia diminuito leggermente nel secondo trimestre del 2016, attestandosi sul -0,1%.

Sicuramente positiva ed importante è la flessione del tasso di disoccupazione giovanile, relativo ai ragazzi di 15-24 anni, che scende al 35,5% dal 40,3% del trimestre precedente e dal 41,1% dell’anno precedente. Scrive a tal proposito Il Fatto Quotidiano:

“Tuttavia questi dati sono superati da quelli di luglio, che danno la disoccupazione complessiva all’11,4% e quella giovanile risalita al 39,2%.”

Interessante anche il calo al 22,3% dei NEET, vale a dire i ragazzi che non sono impegnati a scuola né lavorano. Oggi sono 2 milioni e 35mila, e sono diminuiti di 252mila unità in un anno. Purtroppo non si può essere altrettanto felici di quel che accade alle donne che decidono di avere un bambino. Scrive ancora Il Fatto Quotidiano commentando i dati dell’Istat:

Il dato (la percentuale di disoccupati) cresce però tra le giovani mamme: sei su dieci infatti rimangono a casa. Tra le donne sotto i 30 anni con figli piccoli, rileva l’Istat, l’incidenza delle Neet è al 64,4%. Le neomamme sono inoltre oltre metà di tutti i giovani inattivi che non cercano un impiego e non sono disponibili a lavorare (complessivamente 521 mila persone). L’incidenza dei Neet tra i giovani papà, al contrario, si ferma al 14%, sotto la media complessiva del 22,3%.

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