Class action, a luglio si parte

di Giuseppe Aymerich Commenta

Prevista nel 2006 e già rinviata infinite volte, sembra che la normativa sulle azioni collettive di risarcimento (le famose “class..

Prevista nel 2006 e già rinviata infinite volte, sembra che la normativa sulle azioni collettive di risarcimento (le famose “class actions”) sia ormai definita sotto tutti gli aspetti e sia dunque pronta a trovare applicazione già oggi, sebbene l’ultimo decreto milleproroghe abbia fissato la data di avvio al prossimo primo luglio.

La class action è l’azione giudiziaria con la quale una pluralità di consumatori fa fronte comune contro un’unica controparte per un medesimo diritto violato.


Negli Stati Uniti sono previste già da molti anni, e le cronache raccontano frequentemente di risarcimenti ciclopici ottenuti dai consumatori ai danni soprattutto dei produttori di sigarette o del settore dell’amianto.


Ma quali sono i confini della class action made in Italy? Innanzitutto è stato stabilito che solo undici tribunali sono competenti in primo grado: sono le aule dei capoluoghi di Regione, con accorpamento di quelli più piccoli. Il tribunale di Napoli, ad esempio, è competente per Campania, Basilicata e Calabria. Le altre sedi interessate sono Torino, Milano, Genova, Bologna, Venezia, Firenze, Roma, Bari, Palermo e Cagliari.

L’azione promossa non può poi essere generica bensì rientrare in una delle specifiche fattispecie previste: per esempio, l’azione è ammessa da parte dei consumatori finali (non imprese o professionisti) nei confronti dei fabbricanti di prodotti difettosi o non rispettosi delle norme tecniche; oppure nei confronti degli intermediari finanziari che non hanno avvisato correttamente ed esaustivamente dei rischi legati ad un dato investimento finito male, o ancora nei confronti delle banche che impongono commissioni e tassi d’interesse eccessivamente onerosi rispetto alle indicazioni della Banca Centrale.

O ancora, i consumatori possono battersi contro gli effetti indirettamente negativi che ricadono su di loro a causa di atti di concorrenza sleale da parte di un imprenditore.

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