Money Transfer sotto accusa, da chiarire i bonifici

di Alba D'Alberto Commenta

Quando avete a che fare con un money transfer capite subito che ci sono dei coni d’ombra da illuminare. Il fisco ha provato a disciplinare il settore spiegando che anche se si tratta di elargizioni generose dei parenti, la natura dei bonifici emessi deve essere chiarita. 

Se per esempio ripetutamente e costantemente sono inviati dei gruzzoli standard dall’altra parte del  mondo, mascherando l’invio di denaro con la necessità di provvedere alla famiglia, forse c’è qualcosa che non quadra. Perché in  modo costante e perché sempre la stessa somma? Il fisco si è chiesto se dietro queste elargizioni ci fossero delle organizzazioni criminali. E così è stato. Adesso il racconto di FiscoOggi.

“La Commissione tributaria regionale della Toscana, con sentenza n. 271/01/2016, è tornata a occuparsi del recupero scaturente dalle indagini della polizia tributaria della Guardia di finanza aventi a oggetto una radicata associazione criminale di etnia cinese che, avvalendosi di un’attività di money transfer costituita da una rete di agenzie dislocate su tutto il territorio nazionale, fungeva da centro di raccolta di rilevantissime somme di denaro contante, in massima parte di provenienza illecita. Tali somme, al fine di eludere l’obbligo di segnalazione di operazioni sospette, venivano inviate all’estero mediante molteplici rimesse da 1.999,99 euro, mascherando i reali mittenti delle transazioni con l’indicazione di soggetti ignari o inesistenti.

Gli elementi di prova più consistenti erano emersi da una peculiare attività di intercettazione video e ambientale, mediante il posizionamento all’interno e all’esterno di due agenzie di money transfer di telecamere e microspie, da cui emergeva un trasferimento frazionato di somme superiore (tra il 2006 e il 2010) a 5 miliardi di euro; tali transazioni venivano poi registrate nell’archivio unico informatico delmoney transfer, sottoposto a sequestro dai militari. Le indagini hanno dimostrato che il flusso di denaro transitato per i money transfer giungeva in Cina allo scopo di far pervenire ai fornitori cinesi il pagamento di partite di merce introdotte in Italia di contrabbando, lavorate presso ditte che utilizzavano manodopera in nero, spesso clandestina, per poi esser cedute a loro volta in nero.

La condotta fraudolenta posta in essere, pertanto, era finalizzata a riciclare le enormi masse di denaro accumulate, nel tentativo di disperderne la tracciabilità. Il denaro così trasferito in Cina, poi, poteva esser fatto rimpatriare in Italia “ripulito” e reimmesso nel mercato, occultandone la provenienza illecita.”

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