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Quando non vale la protezione dello scudo (seconda parte)

Si ricorda che la protezione scatta al momento della presentazione della dichiarazione di emersione, e non al momento del precedente versamento della tassa una tantum: il contribuente deve quindi evitare l’errore di pagare e poi lasciar passare le settimane senza presentare la dichiarazione (il termine ultimo è il 15 dicembre), o rischia di finire nel frattempo nel mirino di qualche funzionario erariale particolarmente malevolo.


La circolare n. 43/2009, emanata dall’Agenzia delle Entrate nelle settimane scorse, ha sviscerato ogni aspetto della procedura dello scudo fiscale, chiarendo anche alcuni aspetti dubbi. È stato chiarito, ad esempio, che le ordinarie comunicazioni inviate al contribuente sull’avvenuto controllo automatico delle dichiarazioni dei redditi non costituiscono un atto di accertamento e dunque non sono di ostacolo al ricorso allo scudo.


È stato chiarita, inoltre, la distinzione fra la società di persone e i singoli soci. Se la società ricorre allo scudo fiscale, pertanto, la relativa protezione non si estende ai soci, se non a proposito dei redditi provenienti dalla società e protetti per conto della stessa.
In ambito civilistico, è stato stabilito che i redditi e le altre ricchezze dichiarate non sono considerabili nei procedimenti di ogni genere: per esempio, nelle cause di separazione matrimoniale. Questo, però, vale solo per i procedimenti futuri: per quelli già in corso alla data del 4 ottobre scorso (data di entrata in vigore del provvedimento) la protezione viene meno.

Passando, infine, a controllare i riflessi in campo penale, gli illeciti finanziari sono “scudati” e dunque non sono punibili, a meno che, prima della presentazione della dichiarazione, il contribuente non sia già stato iscritto nel registro degli indagati e ne abbia ricevuto formale comunicazione, o comunque ne sia venuto a conoscenza in altra forma (per esempio, abbia subito una perquisizione).