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Prestiti bancari ‘in sofferenza’ in aumento

Secondo la tecnica bancaria, i prestiti erogati dagli intermediari del credito si suddividono in quattro categorie, in conformità  alle possibilità  di recuperare l’importo.

La grande maggioranza èrappresentata dai crediti per i quali non sorgono problemi particolari, e in cui i debitori restituiscono il dovuto alle scadenze concordate; posizione meno tranquilla ma comunque non preoccupante èquella delle “situazioni incagliate”, in cui il debitore accusa per cause contingenti qualche difficoltà  a rimborsare il debito, ma si puಠragionevolmente presumere che, in tempi brevi, dovrebbe poter rientrare; il caso pi๠drammatico èquello dei soggetti falliti, o per i quali comunque si sa con certezza che non restituiranno il debito; ci sono infine le posizioni “in sofferenza”, in un punto intermedio e labile fra le situazioni incagliate e le perdite certe.


àˆ un’area grigia di difficile analisi: le banche si trovano a dover valutare con estrema attenzione se lasciare respiro al debitore auspicando che quest’ultimo possa rimettersi in sesto, o se, al contrario, èmeglio agire subito, anche con pignoramenti e procedure esecutive, per recuperare il pi๠possibile battendo sul tempo gli altri creditori.

In una situazione di prolungata crisi come quella che le aziende italiane stanno vivendo in questi mesi, com’era facile prevedere le posizioni di sofferenza sono andate progressivamente aumentando. Secondo i dati della Banca d’Italia, a marzo i prestiti in corso dalle banche alle imprese ammontavano a 937 miliardi di euro; di questi, quasi 50 si potevano considerare in sofferenza (pari al 4,8%).


Le imprese in maggiore difficoltà  appaiono quelle del settore tessile (il 12,6% dei prestiti sono in sofferenza), seguite dalle aziende di trasporto e dagli editori. In valore assoluto, invece, i dati peggiori provengono dal commercio, con quasi nove miliardi di debiti dalla restituzione incerta.