Studi di settore, notai e farmacisti i più ricchi, commercianti i più poveri

di Fabiana Commenta

Tempi duri per i commercianti. Secondo gli studi di settore, sono loro i lavoratori autonomi con il reddito più basso (che ammonta a 22.510 euro) come confermano i dati del 2016 diffusi dal Dipartimento delle finanze relativi al periodo d’imposta 2015. Insomma, il lavoro autonomo e d’impresa si conferma essere fra quello con i redditi molto bassi. 

All’opposto restano gli studi notarili, con un reddito medio di 244.000 mila euro, e le farmacie, con 116 mila euro, ma anche una buona fetta di professionisti che includono commercialisti (60mila euro), avvocati (con 49mila euro), consulenti finanziari.

 

Facile anche immaginare che proprio il fenomeno dell’evasione possa collocarsi nelle categorie che fanno ricorso agli studi, ma restano bassi i i redditi dei gestori di impianti sportivi (2.600 euro), di pescatori (4mila euro), di discoteche (4.600), di mercerie (7.400), tintorie e lavanderie (9.200), corniciai (9.600), istituti di bellezza (10 mila), commercio al dettaglio di abbigliamento calzature e pelletterie (10.300), ma anche sarti (10.800), profumerie (11.400).

I parrucchieri dichiarano circa 13.100 euro; i fiorai 13.700; i fruttivendoli 15.800; i titolari di bar, gelaterie e pasticcerie 17.400; i macellai 17.600; i commercianti al dettaglio di alimentari circa 17.700); i tassisti e gli ncc (noleggio con conducente) 17.900; i ristoranti 18.400; i gioiellieri 18.500; gli stabilimenti balneari 19.300; le agenzie immobiliari 22.500.

E se i ricavi totali sottoposti agli studi sono risultati pari a 718 miliardi di euro, la Confesercenti fa subito notare che il reddito medio relativamente basso dichiarato dai commercianti non è certo visto che rappresenta una “conferma delle forti difficoltà del settore, che dal 2011 al 2016 ha perso quasi 7 miliardi di fatturato”.

 

photo credits | thinkstock

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