Lavoratori in “nero” in Italia, un milione 538 mila

di Fabiana Commenta

Sale a un milione di 538 mila unità il numero dei lavoratori in nero in Italia nel corso dell’anno 2017: questi i dati emersi dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro che spiega come il numero di lavoratori in nero emerga dal totale delle aziende attive nel corso dello scorso anno. 

La cifra però appare in riduzione rispetto agli ultimi due anni, il 2016 e il 2015, di circa 200mila unità. Tutti i lavoratori in nero provocano a livello previdenziale e fiscale un mancato gettito allo Stato che viene stimato intorno a 20 miliardi e 60 milioni di euro. 

L’Ispettorato nazionale del lavoro ha verificato 160.347 aziende di cui ben 103.498, pari al 64,54% del totale di quelle controllate, presentavano irregolarità di vario genere. 

Si va dalla forme elusione previdenziale, assicurativa e fiscale al  lavoro parzialmente “sommerso”, come il classico part time che nasconde un lavoro subordinato senza dimenticare il lavoro totalmente in “nero”. 

Nel corso dei controlli sono state poi applicate delle sanzioni più severe in materia di caporalato nel settore agricolo registrando il deferimento di 94 persone all’Autorità Giudiziaria con dati ancora più incoraggianti nel corso del 2018 e con il deferimento di 60 persone all’Autorità Giudiziaria solo nei primi sei mesi dell’anno.

I dati lasciano intuire quanto sia importante l’azione strategica per contrastare efficacemente il lavoro in ‘nero’ che spesso sfoglia in fenomeni di caporalato diffuso e non solo in agricoltura. 

Di certo il dossier conferma che il lavoro sommerso risulta essere in forte aumento soprattutto “dopo la depenalizzazione, avvenuta col ‘Jobs act’, del reato di intermediazione fraudolenta di manodopera”.

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photo credits | think stock

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