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Ristoranti a conduzione straniera in continua ascesa

ristorante straniero

Nel 2000, si stimava che le attività di ristorazione avviate da imprenditori stranieri sul territorio italiano fossero intorno alle cinquemila; oggi sono quasi il doppio.

A rivelarlo è la Camera di Commercio di Milano, che individua in 9.259 su 280.000 totali il numero complessivo, in continua ascesa.


A farla da padrone, naturalmente, sono i ristoranti cinesi (circa un quarto del totale), per i quali tuttavia pare sia ormai vicino il livello di saturazione del mercato. Non a caso, parecchi imprenditori cinesi stanno reinventandosi e ampliando i loro confini di riferimento, aprendo sushi-bar giapponesi o ristoranti thailandesi, confidando anche sulla scarsa conoscenza dei consumatori italiani.

Invece, c’è ancora molto spazio per le attività condotte da turchi, arabi e nordafricani, fra cui gli onnipresenti kebab, in progressiva diffusione. Seguono, ma in misura minore, i ristoranti argentini e sudamericani in genere e le caffetterie statunitensi (presenti quasi tutte al Nord).

Sono tuttavia rare, in proporzione, le attività che propongono esclusivamente specialità esotiche. Molti ristoratori, per non rischiare di perdere i clienti più tradizionalisti, propongono anche piatti italiani, che talvolta finiscono anzi per farla da padrone: si pensi alle sempre più diffuse pizzerie cinesi.
Circa il 20% delle attività di ristorazione gestite da imprenditori stranieri sono localizzate in Lombardia (817 solo a Milano), mentre quasi un migliaio di altre ditte sono invece nel Lazio.


A seguire le principali regioni del Centro-Nord: Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte, Toscana e così via, mentre le Regioni meridionali risentono meno del fenomeno.
All’ultimo posto, tuttavia, c’è proprio una Regione settentrionale, la Valle d’Aosta, che costituisce un caso a sé: si pensi che sono presenti soltanto venti ditte di ristorazione gestite da stranieri, e che in tutto il territorio valdostano non c’è nemmeno un ristorante cinese.