
Un primo tema èquello delle perdite che dovessero presentarsi.
Le perdite preesistenti possono essere impiegate a ridimensionare l’imponibile del maxiperiodo di liquidazione secondo le regole tradizionali. Le perdite che invece sorgono all’interno delle varie frazioni del maxiperiodo sono compensabili solo all’interno del calcolo definitivo e non nei calcoli provvisori dei periodi intermedi.
Perlomeno questo ècià ² che la legge prevede espressamente per imprese individuali e società  di persone, mentre mancano regole precise per le società  di capitali.
Si ricorda, poi, che secondo l’art. 37-bis del DPR 600/1973, la liquidazione, come altre operazioni straordinarie, ègiudicata potenzialmente elusiva: esiste cioèla possibilità  che una società  scelga di estinguersi non per reali motivi aziendali bensà ¬ per sfruttare eventuali vantaggi fiscali; in quest’ipotesi, l’Amministrazione Finanziaria ha il potere di disconoscere tali vantaggi.
Va infine illustrata la disciplina della tassazione separata: per gli imprenditori individuali e le società  di persone (esercitate da almeno cinque anni prima di entrare in liquidazione), infatti, esiste la facoltà  di scegliere una tassazione sostitutiva e talvolta pià ¹ conveniente, esclusa per le società  di capitali.
In sostanza, l’eventuale reddito che dovesse fruttare nelle singole frazioni intermedie del maxiperiodo di liquidazione puà ² essere soggetto ad una tassazione a parte con un’aliquota sostitutiva determinata impiegando un calcolo piuttosto complesso.
Perchè tale beneficio sia irrevocabile, perà ², occorre che la liquidazione si concluda in non pià ¹ di tre anni: se cosà ¬ non fosse, il reddito da liquidazione dovrebbe essere sottoposto a tassazione ordinaria e le imposte sostitutive versate fino a quel momento sono da considerarsi come semplici acconti.