Editoria: il contratto estimatorio e il regime IVA monofase (I)

di Giuseppe Aymerich Commenta

Sebbene il suo nome sia poco noto al grande pubblico, il contratto estimatorio è comunissimo. In esso, un soggetto (nel diritto romano..

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Sebbene il suo nome sia poco noto al grande pubblico, il contratto estimatorio è comunissimo. In esso, un soggetto (nel diritto romano: tradens) consegna uno o più beni ad un altro soggetto (accipiens) per un certo periodo di tempo.

Alla scadenza, l’accipiens restituisce i beni al tradens oppure, in sostituzione, il corrispondente valore in denaro.


Si pensi alle edicole: il distributore, per conto della casa editrice, consegna all’edicolante cento copie di un certo quotidiano e la mattina dopo ne ritira venti, mentre l’edicolante paga il prezzo concordato per le rimanenti ottanta (che evidentemente ha rivenduto nel frattempo ai suoi clienti).


Proprio per le peculiarità di questo rapporto, nel quale il proprietario di quei beni fino alla vendita al consumatore finale rimane pur sempre l’editore (a cui infatti ritorneranno tutti i resi), il legislatore fiscale ha stabilito un particolarissimo regime IVA, in deroga alle norme comuni.

Comunemente, infatti, l’imposta si calcola sul valore aggiunto che si determina via via lungo la catena che porta dal produttore al consumatore finale.

Se Tizio acquista una merce a 60 (più 12 di IVA) e la rivende a 100 (più 20 di IVA), il valore aggiunto di questo passaggio commerciale è pari a 40 e infatti la differenza fra l’imposta a debito e quella a credito corrisponde al prodotto fra l’aliquota usata (20%) e il valore aggiunto: 20% moltiplicato per 40 è pari proprio a 8, così come 20 di imposta a valle meno 12 di imposta a monte.

Il regime IVA ordinario è definito dunque “plurifase”, proprio perché l’imposta sorge a poco a poco, lungo i singoli anelli della catena produttiva e distributiva.

Ma nell’editoria l’imposta è corrisposta da un unico soggetto, l’editore. E, non a caso, il regime è chiamato “monofase”.

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