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Università , La Sapienza migliore delle italiane

Quale università  scegliere tra le tante a disposizione nel nostro Paese? Purtroppo abbiamo goduto di troppa fama negli anni passati rispetto alla qualità  dell’insegnamento tricolore. Adesso dobbiamo renderci conto che l’Università  italiana non èpoi cosଠ“mitica” come si puಠpensare. 

Le università  finanziano lo start up delle imprese

L’espressione “start up”, ormai comune, indica la fase di preparazione e avvio delle imprese.

Non di rado, anche i progetti aziendali pi๠interessanti e promettenti necessitano di un sostegno nella fase di start up, a causa della mancanza di fondi, delle incertezze organizzative o delle difficoltà  di fronte ai molti adempimenti amministrativi, fiscali e previdenziali.

Laureati italiani: pochi e disoccupati

Le statistiche dell’OCSE non lascino troppi dubbi: l’Italia si classifica agli ultimi posti fra i Paesi avanzati sullo spinoso tema dell’istruzione universitaria.

Ad oggi, infatti, solamente il 2,4% della popolazione vivente vanta il sospirato diploma di laurea, contro il 33,5% dei cittadini statunitensi o il 14,7% dei giapponesi. Nè il Belpaese si riscatta concentrando l’attenzione sulle giovani generazioni, che hanno molte maggiori possibilità  dei genitori e dei nonni: oggi come oggi, infatti, soltanto un ragazzo su tre ottiene la laurea.

Università , il numero chiuso favorisce la qualità  degli iscritti

Nelle università  italiane, il numero chiuso alle immatricolazioni si va via via diffondendo. Le finalità  di quest’espansione sono diverse, dalla riduzione dei costi variabili al miglioramento della didattica (pochi studenti possono essere seguiti e formati meglio rispetto ad una moltitudine).

In realtà , il numero chiuso, ottenuto con test d’ingresso molto selettivi, subisce anche periodiche contestazioni, essendo spesso visto come forma di elitarietà  della formazione universitaria.

Batterie al litio in cerca di incentivi

Non si tratta forse di un argomento particolarmente appassionante per il cittadino comune, ma ècomunque paradigmatico della distanza che oggi sussiste nel nostro Paese fra il mondo della ricerca accademica e quello dell’industria e delle istituzioni.

Tutti gli esperti concordano sul fatto che entro questo decennio inizieranno a diffondersi in tutto il mondo le automobili elettriche e quelle ibride, destinate a sostituire progressivamente i tradizionalissimi mezzi a benzina e a gasolio.