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Carenza di medici, l’università  allarga il numero chiuso

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carenza di dottori

Nei mesi scorsi il ministero del Welfare (che, prima della recente scissione, incorporava anche le funzioni dell’attuale ministero della Salute) aveva lanciato un allarme, peraltro non nuovo: i nostri atenei sfornano un numero di medici e, soprattutto, di infermieri troppo ridotto rispetto alle esigenze del sistema sanitario, soprattutto nel Nord Italia.


Tutti gli atenei fissano il numero chiuso per l’accesso ai corsi universitari della facoltà  di medicina. Ma, sia per l’esagerata selezione all’ingresso, sia per l’inevitabile dispersione degli studenti che avviene strada facendo (per quanto a livelli molto minori rispetto ad altre facoltà ), il risultato èche coloro che riescono a guadagnare il sospirato diploma di laurea sono troppo pochi rispetto alle esigenze.

Si stima, anzi, che di questo passo nei prossimi quindici anni il numero degli iscritti all’ordine dei medici scenderà  di oltre centomila unità  su un totale di trecentocinquantamila. Una vera ecatombe, che costringerà  l’Italia ad “importare” medici dall’estero, come già  avviene per le scienze infermieristiche: cliniche e ospedali registrano ormai da anni un’invasione di infermieri esteuropei e sudamericani.

Situazione critica anche per gli audioprotesisti. In questo caso, perà², il problema èdiverso: poche domande, che non riescono nemmeno a coprire il numero chiuso fissato dai vari atenei.


Il grido di dolore lanciato dal ministero, perà², sta ottenendo qualche primo risultato. Alcune università  hanno allargato il numero chiuso sulle selezioni già  svolte, ripescando coloro che in graduatoria erano arrivati immediatamente dietro agli ammessi.
Non tutti gli atenei, perà², hanno risposto all’appello: i posti disponibili in Medicina & Chirurgia sono stati infatti aumentati retroattivamente in alcune sedi (fra cui Milano Bicocca, Roma La Sapienza, Palermo, Genova, Firenze) ma altre sono state irremovibili, come Torino e Napoli.