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Unione euromediterranea: trattative con Francia e Spagna

Nel 1995 il cosiddetto “protocollo di Barcellona” fissò la data del 2010 come termine per istituire un’enorme area di libero scambio che coinvolgesse l’Unione Europea da un lato e il bacino mediterraneo dall’altro, con prospettive di sviluppo ulteriore nell’area sub-sahariana e nella penisola arabica.

Non è successo niente di tutto questo: non solo il traguardo non è stato raggiunto, ma addirittura quel progetto è rimasto lettera morta, poiché non è stato dato corso ad alcun genere di percorso di avvicinamento.


E se è vero che nel frattempo la UE ha proceduto all’integrazione monetaria e all’allargamento ad est, è pur vero che altre aree di libero scambio sono sorte nel continente americano e nel Pacifico.

Per far fronte alla concorrenza globale, i tre principali Paesi del Mediterraneo occidentale (Francia, Italia e Spagna) si stanno ritrovando, in convegni e seminari, sulla necessità di stabilire perlomeno una strategia comune fra loro tre, per favorire un’alleanza economica e politica con la sponda africana (verso cui, operando singolarmente, i tre Stati hanno già intessuto ottimi rapporti commerciali).

L’idea che ha preso piede in un recente convegno a Parigi è quella di fissare un network di strutture pubbliche e private da collocarsi a Milano, Marsiglia e Barcellona, che sia finalizzato ad intensificare i commerci con Libia e Maghreb e a dare sostegno strategico, organizzativo e logistico alle imprese, anche provenienti da Stati terzi, interessate ad investire in quest’ambito.


Come hanno rilevato alcuni esponenti politici, per il nostro Paese questa trattativa è anche utile per riallacciare un discorso di alleanza economica con la Francia, per scardinare qualunque velleità di accordi dei transalpini con Germania e Gran Bretagna per dominare l’economia europea, riducendo gli altri Paesi (inclusa l’Italia) al ruolo di comprimari di secondo piano.