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Export italiano affidato ai BRIC

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Nel linguaggio economico, l’acronimo BRIC èoggi molto utilizzato: altro non èche l’unione delle iniziali di Brasile, Russia, India e Cina, ossia le quattro principali potenze emergenti, i Paesi non ad avanzata industrializzazione che pi๠di tutti gli altri mostrano i segni di raggiungere nei prossimi decenni i livelli occidentali.

Se poi si considera che tutti questi Paesi hanno un tessuto interno formato da centinaia di milioni di persone, èfacile comprendere quanto gli esportatori tendano a guardare con interesse ed attenzione a questi mercati.


La banca americana Goldman-Sachs ha recentemente stilato un rapporto sulle possibilità  di ripresa degli Stati europei. Soffermandosi sulle nazioni meridionali, il rapporto sottolinea come l’Italia stia uscendo dalla crisi globale prima e meglio rispetto alla Spagna, al Portogallo e, soprattutto, alla Grecia.

L’analisi punta l’indice su numerose debolezze strutturali del nostro Paese e sulla continua perdita di competitività  registrata negli ultimi vent’anni sui mercati internazionali, ma segnala anche l’esistenza di punti a favore non di scarso conto, come la sostanziale tenuta dei conti pubblici (cui tutti gli ultimi Governi hanno dedicato molta attenzione).

L’aspetto pi๠interessante, comunque, concerne la forza delle nostre esportazioni. Sebbene siano complessivamente calate negli ultimi tempi, èpur vero che il “made in Italy” rappresenta un simbolo molto ricercato dai consumatori BRIC, ed èproprio il prossimo boom di queste economie che potrebbe avvantaggiare l’Italia molto pi๠dei suoi concorrenti europei.


Va anche detto che l’Italia ha il pregio di esportare prodotti molto differenziati (abbigliamento, alimentari, arredamento, automobili, prodotti meccanici ecc.) e che quindi il nostro export soffre meno di eventuali difficoltà  congiunturali.

In definitiva, conclude il rapporto, la perdurante crescita dei BRIC dovrebbe consentire alla nostra economia di guadagnare terreno rispetto alle medie di Eurolandia.