Modifiche contratto a termine

di Fabrizio Martini Commenta

Il Parlamento sta mettendo mano al decreto occupazione emanato dal Governo Letta, ponendo molto attenzione alle modifiche inerenti il contratto a termine, cioè il rapporto di lavoro a tempo determinato.

Il Parlamento sta mettendo mano al decreto occupazione emanato dal Governo Letta, ponendo molto attenzione alle modifiche inerenti il contratto a termine, cioè il rapporto di lavoro a tempo determinato. Questo tipo di contratto di lavoro è stato oggetto di novità già poco più di un anno fa con la riforma Fornero sul lavoro, cioè la legge n. 92 del 2012 e poco più di un mese fa con decreto occupazione cioè il D.L. n.76 del 2013 che sta per essere convertito il legge dello stato. Ulteriori modifiche erano stati apportati con delle novità sul contratto a progetto

Le prime importanti novità che il decreto occupazione ha portato nell’ordinamento legislativo italiano è stato nella disciplina del contratto a termine. In primis infatti è stato ridotto l’intervallo di tempo obbligatorio tra una proroga e l’altra del contratto stesso, che dagli addetti ai lavori viene denominato come il cosiddetto stop and go.

Sono stati infatti cancellati gli intervalli di 60 e 90 giorni previsti dalla riforma lavoro Fornero. Adesso questi periodi di stacco sono stati infatti ridotti al minimo riducendoli a 10 e 20 giorni a seconda dei casi. Infatti il primo stacco di dieci giorni è previsto nel caso in cui il lavoratore abbia firmato un contratto a termine di fino a6 mesi; il secondo stacco di 20 giorni si applica nel caso di durata superiore a 6 mesi del rapporto di lavoro.

Quindi per poter rinnovare il contratto a termine con lo stesso lavoratore, il datore non deve attendere  un tempo lungo che vai dai 60 ai 90 giorni, ma solo 10 o 20 a seconda della durata stabilita dal contratto da prorogare.

La riforma Fornero aveva infatti spinto gli imprenditori a cambiare ciclicamente i lavoratori, perché troppo era il tempo di attesa per poter reintegrare una persona all’interno dell’organico dell’azienda. Era meno costoso in termini di tempi integrare un nuovo lavoratore e formarlo nuovamente. La riduzione dell’intervallo per i lavoratori a termine non si applica però  nei casi dei lavoratori impiegati in attività stagionali.

 

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