Accertamento induttivo per le assunzioni illegali

di GianniPug Commenta

Accertamento induttivo per le assunzioni illegali: l'amministrazione tributaria può ritenere i documenti fiscali non idonei a descrivere i ricavi di una PMI

Ormai lo scopo del governo Renzi è chiaro ed è quello di stabilizzare i contratti riducendoli ad un contratto unico a tempo indeterminato e tutele crescenti legate all’anzianità di servizio. A questo obiettivo si aggiunge quello della lotta alle assunzioni irregolari, per le quali scatta l’accertamento induttivo. Ecco di cosa si tratta. 

Tutto si lega alla lotta al lavoro nero e in parte dovrebbe essere considerata provvidenziali dai lavoratori, soprattutto quelli in nero e dal fisco, quindi indirettamente da tutti i cittadini.

Per quanto riguarda l’accertamento tributario, il ricorso al lavoro nero e alle altre tipologie di assunzioni irregolari, fa sì che l’amministrazione finanziaria voglia vederci chiaro usando l’istituto dell’accertamento induttivo. Tramite questo accertamento il Fisco può presumere che la contabilità di un’azienda sia più o meno attendibile. Lo ha detto, o meglio specificato, la Corte di Cassazione con l’ordinanza 24250/2014.

Per arrivare a questa sentenza la Corte di Cassazione è partita dal caso di una società che aveva ricevuto un accertamento fiscale calcolato sul metodo induttivo. In questa indagine era emerso che l’azienda aveva ben 3 lavoratori irregolari, in nero. Nonostante l’evidenza delle prove l’impresa aveva impugnati gli atti amministrativi di fronte alla commissione tributaria provinciale e poi di fronte a quella regionale, fino ad arrivare in Cassazione.

Il risultato della Cassazione è stato nel respingimento del ricorso che ha legittimato l’amministrazione finanziaria alla ricostruzione del reddito d’impresa con il metodo induttivo. Accertato l’uso dei lavoratori in nero, si può infatti presumere che tutta la documentazione fiscale presentata dall’azienda sia non idonea a rilevare i veri ricavi dell’impresa. 

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