Busta paga, i benefit su misura sono pochi

di Alba D'Alberto Commenta

Le aziende mettono in campo le migliori strategie per fare in modo di tenere all’interno una serie di talenti. Si parla oggi di flexible benefit che all’estero è già una consuetudine ma nel nostro Paese ha ancora molta strada da fare. 

Tutta la disquisizione nasce da una recente ricerca di Top Employers Institute, che spiega come uno degli strumenti più adottati dalle imprese è il Total Reward Statement. Si tratta di una comunicazione personalizzata inviata ai dipendenti per spiegare loro la composizione della busta paga che oltre alla retribuzione può avere altri elementi. Per esempio bonus e incentivi, integrazioni pensionistiche e sanitarie, o altri tipi di benefit. Il pacchetto in questione è studiato per andare incontro alle esigenze di ogni lavoratore.

Ad adottare il Total Reward Statement in maniera sistematica è:

  • il 37% delle aziende a livello mondiale;
  • il 33% delle aziende in Europa;
  • il 3% di quelle italiane.

Questi i risultati ma per capire quanto sia indietro il nostro Paese bisogna entrare nei dettagli e scoprire che la soluzione flexible benfit prevede la possibilità per il dipendente di scegliere tra le ipotesi che più si adattano alle proprie esigenze, tra:

  • benefit maternità, quali contributi per asilo nido, baby sitter;
  • corsi di aggiornamento professionale, di lingue, informatica, etc.;
  • assistenza e previdenza sanitaria (home caring per anziani);
  • corsi e vacanze sportive (corsi e campus per giovani o figli dei dipendenti).

Ma delle aziende italiane cosa sappiamo rispetto ai benefit? Nel nostro paese sappiamo che

  • il 12% delle aziende li propone in maniera sistematica;
  • il 14% in maniera parziale;
  • l 74% non li propone.

In quale gruppo è la vostra azienda?

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