Cgia, con aumento Iva, rischio di aumento dell’evasione fiscale 

di Fabiana Commenta

Proprio perché siamo in piena campagna elettorale Di Maio e Salvini non possono limitarsi ad affermare che l’Iva non aumenterà. Devono dirci anche dove troveranno le risorse per evitare l’incremento d’imposta. Diversamente, i loro impegni non appaiono credibili, avvalorando così la tesi di coloro che prevedono una stangata fiscale a partire dall’inizio del 2020.

Questo è l’appello lanciato da coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo. L’allarme lanciato dalla Cgia d’altra parte è chiaro: è necessario scongiurare l’incremento delle aliquote Iva per evitare pesanti effetti recessivi sull’economia, ma anche per litigare concretamente l’aumento dell’evasione fiscale. 

Secondo l’ufficio studi il possibile aumento di 3 punti percentuali dell’aliquota ridotta e di 3,2 di quella ordinaria interesserebbe anche i servizi di manutenzione e di riparazione, gli onorari dei liberi professionisti e le ristrutturazioni edilizie e l’aumento dell’imposta andrebbe di fatto ad incentivare molti clienti finali a non pagarla affatto, evitando di richiedere al prestatore del servizio la fattura o la ricevuta fiscale. La situazione andrebbe a peggiorare la condizione poco piacevole dell’Italia secondo cui l’evasione fiscale va giù a sottrarre alle casse dello Stato ben 113 miliardi di euro all’anno. 

Secondo la Cgia si stime che un aumento di un punto dell’aliquota ridotta (ora al 10%) costerebbe agli italiani quasi 3 miliardi (2.896 milioni di euro) e quella ordinaria circa 4,3 (4.370 milioni di euro). Quindi, di un potenziale aumento dei 23,1 miliardi (di cui 22.672 milioni di Iva ai quali si aggiungerebbero ulteriori 400 milioni di incremento delle accise sui carburanti), l’esecutivo potrebbe evitarne anche volendo, solo una parte. Il segretario dell’associazione Renato Mason spiega che l’eventuale incremento dell’Iva condizionerebbe negativamente i consumi interni e, tutta l’economia, penalizzando soprattutto le famiglie meno abbienti. E già oggi siamo tra i principali Paesi dell’Area euro ad avere l’aliquota ordinaria Iva più elevata che da noi è al 22% e che salirebbe a 25,2%.

 

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